Cultura
Ippodromo di Agnano, Napoli, domenica 3 maggio: rinasce ufficialmente la Real Cavallerizza che viene presentata durante il “Gran Premio Lotteria” di Agnano di cui parte dei proventi andranno alla fondazione Domenico Caliendo , sorta a seguito della scomparsa del bambino al quale fu trapiantato un cuore non sano.
Sapendo del mio legame con i cavalli, un’amica mi ha regalato un biglietto di auguri con l’immagine dell’opera “Il cavallo nel paesaggio” dipinta da Franz Marc.Non conoscevo l’artista ma sono stata folgorata da quel destriero, dipinto in una posa inusuale, dall’alto e da dietro, immerso in colori intensi come le sensazioni percepite durante una passeggiata a cavallo.
CHE TRA LE DONNE E I CAVALLI esista una sorta di affinità elettiva, la saggezza popolare, le tradizioni culturali e la storia dell’arte ce lo hanno testimoniato da sempre. Per renderci conto, però delle ragioni di questa “assonanza” che a me, in quanto donna e appassionata di cavalli, suona altamente gratificante, bisogna fare i conti con almeno tre ambiti del sapere umano: la psicologia, l’etologia e l’antropologia culturale.
Dai quadri di Giovanni Fattori, in cui spesso sono presenti cavalli, traspare una modernità che affascina.
Nei suoi cavalli si percepisce una sensazione difficile da definire con un unico termine. L’impressione è che l’artista abbia colto la loro essenza, come lo stretto legame col cavaliere quando dipinge le battaglie risorgimentali e l’appartenenza alla natura quando lo ritrae, libero, nei paesaggi della Maremma Toscana.
Si parla tanto del “benessere del cavallo” come principio fondamentale nell’allevamento di questi amati animali come se fosse una scoperta dell’ultimo periodo. Ci si stupisce ad ogni affermazione che compendia il principio e si applaude a qualsiasi iniziativa che venga presa in suo nome.
C’è un famoso dipinto di Caravaggio in cui un cavallo, messo al centro della scena, appare il protagonista principale. Si tratta de “La conversione di San Paolo” e si trova a Roma, nella chiesa di Santa Maria del Popolo.Paolo di Tarso era un feroce persecutore di cristiani e la sua conversione avvenne in sella lungo la via di Damasco. All’improvviso lo avvolse una luce e, disarcionato, udì la voce di Gesù che gli chiedeva perché lo perseguitasse. Caravaggio coglie l’attimo in cui Paolo è a terra con le braccia alzate al cielo, ma il cavallo domina fisicamente la scena, attirando l’attenzione.
Un bimbo piagnucola tirando la mamma verso la giostra dei cavallini che, dal centro della piazza, sovrintende alle bancarelle farcite di dolci, ai passanti frettolosi, ai tintinnii speziati che carezzano ogni sampietrino, mentre le luminarie vibrano appese all’aria frizzantina.
È sempre affascinante scoprire storie in cui i cavalli incrociano la vita umana cambiandola in meglio. Chi ha un compagno dotato di coda e criniera sa che la sua presenza trasmette benessere di per sé, regalando una magia che supera di gran lunga le attitudini sportive.
































