Cent'anni di scuderia, nel nome del Barone
A prima vista, fisicamente un po' Stanlio & Ollio -anche se più alto il primo e più smilzo l'altro- ed ora per lavoro distanti, riuscirebbe difficile anche a Google trovare qualche connessione tra il giornalista Vincenzo 'Chicco' Di Vincenzo e l'imprenditore dei binari Gaetano 'MetroFerr' Baldi.
Invece, per fortuna, la vita va oltre i motori di ricerca, il mestiere che scegli (se puoi) di fare, l'università - Giurisprudenza per il direttore cestista e Ingegneria per il baldo Gaetano - e la carriera, tanto che la bella storia tra loro è quella di due amici del cuore, di più, praticamente di due fratelli che si vogliono un bene dell'anima.
Nascono, entrambi a Napoli, a pochi mesi di distanza, da due papà a loro volta amici e a loro volta legati da una passione in comune tra le più contagiose di tutte, quella per i cavalli e l'ippica, il trotto in particolare, sodali nella scuderia Maier di Carmine Di Vincenzo -appunto o'pate di Chicco- detto 'O Barone'.
Proprio 'O Barone' nel trotto c'era caduto dentro da piccolo, tipo Obelix nella pozione magica e i De Filippo (che poi è il cognome di mammà perché il papà era Scarpetta) con il teatro e prese anche a guidarli, i cavalli, per vita, diletto e vocazione ('manine d'oro'), da giovanotto e poi da grande, così grande che a 91 anni corse e trionfò (stabilendo un primato mondiale) ad Agnano nella corsa delle Stelle per l'Unicef, facendo perdere la voce a 'Zio' Salvio Cervone in cronaca, vincere Tonight Lux e chi lo aveva scommesso, venir giù la tribuna e a lui più di una lacrima, fino all'apoteosi in premiazione dove l'emozione era quella di un bimbo e la festa di tutti, anche dei battuti, a cominciare dalla 'collega' Villani, dall'attore Patrizio Rispo e compagnia cantante....
C'era anche Chicco. E anche Chicco pianse, tra commozione e gioia: "Seguivo le corse di papà anche con un po' di apprensione, che non si spaccasse tutto. Ero appoggiato allo steccato sulla curva finale e proprio lì lui e il suo cavallo staccarono tutti -ricorda- proprio mentre con il telefonino stavo scattandogli una foto. Credo che quello, tra gli infiniti momenti vissuti in pista sia stato l'attimo più bello. Per lui. Ed anche per me"...
Chicco, talento naturale per la pallacanestro e grande appassionato di sport e di barche, non ha mai guidato (almeno per ora) in corsa. Da Napoli la professione di giornalista e la capo redazione dell'Ansa in Lombardia lo hanno portato a Milano, poi a Roma, dove si è anche sposato ed infine di nuovo a Napoli, ora alla Direzione de "Il Mattino", perché ha ragione Venditti: certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano...
Anche quello per i cavalli e, naturalmente per il papà, che dall'ippica ha ricevuto tanto e dato tutto, che è stata la passione a farlo sentire vivo fino all'ultimo. E prima di andarsene si era e gli aveva regalato quello stacco di classe sulla curva di Agnano.
La fratellanza con Gaetano. Che invece i cavalli li guida (nella foto con la giubba dei loro papà), che sì, segue il calcio ed è tifoso del Napoli, andare in barca gli piace ma del basket gli importa quanto a me delle macchine, che, manco tengo 'a patente. La magia, il collante dell'animo, arriva, ci fosse ancora bisogno di scriverlo, dai cavalli e dalla loro bellezza.
E, a proposito di bellezza, in questa storia c'è spazio anche per una ragazza: quella che in terza liceo scientifico aveva rubato gli occhi al timido Gaetano. Di lei sapeva che a volte la mattina bigiava scuola per andare in scuderia ad Agnano "e così -ricorda- io più di lei, nella speranza di incontrarla, vederla, parlarle"...
Morale: a differenza della fanciulla lui perse l'anno, ma i cavalli gli entrarono ancor più rinto 'o core...
E in casa, perché con il Direttore e l'Ingegnere (che negli studi ha recuperato alla grande), continua la passione dei loro padri ed i nobili colori di famiglia della Maier sono ora gli stessi con il nom de course del "Barone".
La scuderia proprio l'anno prossimo festeggerà un secolo di vita.
Cent'anni di storia, insomma, altro che di solitudine.
E che storia, ragazzi...



























