Fieracavalli, un passo avanti nell'ippoterapia
IL CAVALLO come “co-terapeuta” nelle disabilità fisiche e psichiche è quanto è emerso durante il convegno “abilitazione e riabilitazione equestre a partire dall’età evolutiva” che si è tenuto oggi, venedì 5 settembre. nell’area dei congressi a Fieracavalli di Verona. Il convegno è stato organizzato dal Ministero della Salute e dal Centro di Referenza Nazionale per gli Interventi Assistiti dagli Animali, in sinergia con Fieracavalli.
Il dibattito è stato aperto dal Sottosegretario alla Salute on. Francesca Martini che ha sottolineato la necessità di inserire la Riabilitazione Equestre all’interno delle prestazioni Sanitarie Nazionali con valenza di terapia.
Il desiderio da parte dell’uomo di instaurare una relazione con i cavalli ha origini lontanissime e ce lo dimostrano i primissimi scritti di equitazione di Senofonte, mentre degli effetti benefici che derivano da tale relazione si era accorto Ippocrate che prescriveva ai suoi pazienti l’equitazione come cura contro l’insonnia e per ritemprare il fisico e la mente in situazioni che oggi definiremmo di “stress”.
Se in un primo momento si pensava che l’utilità del cavallo nelle attività assistite con gli animali fosse funzionale solo ad attività ludico-ricreative, a mano a mano sono state riconosciute al cavallo quelle doti quasi “umane” di sensibilità, di tranquillità, di affinità con il cavaliere, di forza, di eleganza, in aggiunta alle sue doti di specie.
Jennifer Dixon-Clegg ha riportato le esperienze del The Fortune Centre of Riding Therapy, situato nelle campagne nel sud della Gran Bretagna, di cui è direttrice. I cavalli contribuiscono in ambito educativo a motivare i giovani e ad insegnare abilità che non sembrano avere nulla a che fare con le attività di maneggio e in scuderia, sintetizzando così: “ Una volta trovata la motivazione di un giovane, il prossimo passo logico è quello di utilizzare la stessa motivazione per insegnargli le competenze essenziali.”
Durante il dibattito si sono avvicendati i referenti di Villa Buon Respiro e dell’ospedale Niguarda di Milano condividendo le loro esperienze di riabilitazione neuromotoria attraverso l’uso di ippoterapia e onoterapia, in sinergia alle modalità di cura tradizionali.
Il Dott. Cavedon ha chiuso i lavori sottolineando la necessità di avviare tra i centri italiani qualificati di equitazione progetti sperimentali condivisi che evidenzino le valenza sanitaria degli interventi assistiti dagli animali con la creazione di gruppi tecnici di lavoro attraverso ricerca scientifica, formulazione di protocolli condivisi e continui follow-up.
Un convegno ricco di spunti interessanti sui quali riflettere e molto propositivo nei suoi intenti finali. Ma ricordiamo sempre che il cavallo non è una panacea o una pozione magica capace di risolvere ogni problema e che va sempre rispettato e salvaguardato in quanto, come nelle discipline sportive, anche nella pratica della riabilitazione equestre l'animale subisce momenti di stress e momenti di frustrazione.
Andare a cavallo è ippoterapia per tutti,perchè gli stimoli, gli equilibri, le difficoltà e i piaceri che si provano a contatto con i cavalli, e gli animali in generale, sono identici per tutti e apportano benessere psicofisico ad ogni essere umano.
























