Il Cavaliere Elettrico : un film che ancora ci invita a riflettere
Il “Cavaliere Elettrico” è il film che ricordo con maggior affetto tra quelli con un cavallo fra i protagonisti. Uscito nel 1979 e diretto da un grande Sidney Pollack, si avvale della magica presenza di Robert Redford e Jane Fonda.
La pellicola esprime un’amara critica nei confronti di chi subordina la vita di animali e uomini alle spietate leggi consumistiche del marketing e dell’intrattenimento.
Redford è Sonny Steele, un pluricampione mondiale di rodeo a fine carriera, testimonial di una ditta che produce cereali da colazione, attività che gli garantisce una tranquilla rendita. Partecipa a spettacoli serali in cui si presenta a cavallo con una scatola di “Ranch Breakfast” in mano, illuminato dalle lampadine incastonate su abbigliamento e finimenti. Da qui il titolo del film, The Electric Horseman.
Quando si trova sul palcoscenico di Las Vegas con Rising Star, uno stallone del valore di dodici milioni di dollari, si accorge che il cavallo è stato sedato, col rischio di renderlo sterile. Sonny non accetta la violenza sull’animale e, stanco del mondo fasullo e spietato per cui si esibisce, scende dal palco con Rising Star allontanandosi dalla città, una scena iconica in cui scompare alla vista staccando il filo dalla batteria che lo illumina. Inizia così un viaggio attraverso le montagne dello Utah per liberare lo stallone in un luogo tranquillo mentre la polizia e i media gli danno la caccia.
Solo la giornalista interpretata da Jane Fonda riesce a intercettarlo senza comprenderne, all’inizio, le intenzioni.
La fuga del cowboy non è solo un gesto di ribellione ma una ricerca di autenticità. Dopo una carriera vissuta con passione assieme ai cavalli, Sonny ha accettato di esibirsi in spettacoli avvilenti davanti a un pubblico assuefatto dalle lucine che indossa da non accorgersi della sua sostituzione in occasione di un ritardo. Si rende conto che l’immagine del cowboy, stampata sui cartoni dei cereali, si è sconnessa dalla sua identità fisica e interiore. In lui nasce il desiderio di recuperare un rapporto più genuino con la natura e con sé stesso, lontano dalle logiche del consumo e dell’apparenza, anche se il gesto lo porterà a perdere la tranquillità economica.
Cavallo e cavaliere realizzano un percorso parallelo di riappropriazione della loro essenza per tornare a una vita ispirata a principi più autentici rispetto a quelli che la società vuole imporre loro.
Il cavallo è una presenza che stimola la coscienza umana. Un essere che attende con fiducia e viene sfruttato senza alcun riguardo ricorda che la dignità della vita, umana e animale, si basa sul rispetto reciproco. L’empatia di riconoscere nell’altro le proprie fragilità dovrebbe spingere l’uomo alla responsabilità di custodire al meglio chi ha scelto di far vivere accanto a sé.
In qualche modo Rising Star ricorda grandi campioni come Varenne, che ci ha lasciato da poco, all’apparenza trattato da re secondo parametri umani che non sempre coincidono con quelli equini. Lo scorso anno venne separato dalla compagna del cuore, la pony Minnie con cui aveva condiviso parte della sua esistenza, sostituendola con la nuova vicina di box, la cavalla Perla Nera. Poche settimane dalla partenza di Varenne è morta Minnie e, dopo più di un anno, se ne è andato lui.
Erano anziani? Certo, ma il cavallo non deve essere considerato solo una macchina sportiva da esibire, ma anche un essere senziente che subisce scelte umane che dovrebbero tenere conto anche delle sue esigenze.Il film diretto da Pollack è ancora attuale, trattando il ruolo di una certa stampa che cavalca le notizie in maniera audace, senza preoccuparsi delle persone e della verità.
Alcuni possono criticare la scelta finale di regalare la libertà al cavallo inserendolo in un ambiente selvaggio e ostile, in cui gli animali abituati alla vita domestica faticano a sopravvivere ma in cui hanno la possibilità di essere “cavalli”. È questo l’incoraggiamento di Sonny Steele a Rising Star quando gli toglie la capezza e lo invita a unirsi al branco di mustang.
Il messaggio del film sulla libertà va interpretato in maniera più ampia, non come fuga o abbandono ma come ritorno a un equilibrio naturale, quello che lega l’uomo alla natura e agli animali quali esseri interdipendenti che condividono lo stesso pianeta. Unico equilibrio capace di garantire dignità ad ogni essere vivente se basato sul rispetto.Vorrei concludere con un ricordo di Robert Redford, scomparso nel settembre dello scorso anno. Rising Star viene liberato nello Utah dove si trova il Sundance Resort, la sua tenuta in cui ha promosso architettura sostenibile e conservazione del territorio.
Redford ha sempre portato avanti un profondo impegno ecologico fondendo la tutela della natura con l’arte indipendente. Qui, ogni anno, si svolge il Sundance Festival in cui integra la promozione del cinema indipendente con l’attenzione a temi ambientali e sociali. Ha inoltre creato il Redford Center, una Fondazione nata per produrre documentari e sostenere la giustizia climatica e la protezione della natura.Un impegno antesignano su temi purtroppo attuali svolto con la coraggiosa consapevolezza incarnata dal personaggio di Sonny Steele.




























