IL TROTTO A TORINO VIVE E RACCONTA
Probabilmente, almeno per l'ippica, non sono moltissime le cose per le quali applaudire a scena aperta il Masaf -al quale vanno comunque riconosciute difficoltà ed attenuanti- ma una c'è di sicuro ed è quella di avere assegnato il Derby di trotto 2026 (e l'intera giornata di classiche) all'Ippodromo di Torino.
Il D Day è dunque fissato per l'11 ottobre e se va detto che un'altra cosa da fare, per il futuro, sarà ridurre l'abnorme dotazione del Nastro Azzurro, evitando sproporzioni e sprechi non sostenibili neppure per quella che, in ambito nazionale è considerata la corsa dei sogni perché nella carriera di un cavallo è un treno che passa una sola volta, sicuramente Torino Vinovo era l'opzione migliore, il posto giusto al momento giusto, inteso come obbligato anche dalla non certa disponibilità, ai tempi della programmazione, di Roma Capannelle.
Bene perché Vinovo, anche grazie a uno staff appassionato e capace capitanato da Silvano Ferraris e Guido Cardea, per i grandi eventi attira pubblico e media, famiglie, giovani, donne. Bene perché ha un ristorante degno di questo nome, bar, tribune e parterre ospitali e che consentono la vista di gare e cavalli (e, se è il caso, di sfilate e spettacoli), spazi adeguati per i bambini come per la raccolta del gioco, personale all'altezza, un centro di allenamento ancora vivo, importantissimo appunto per la vita e il training dei cavalli ma anche per far respirare tutti i giorni la passione, la formazione e quindi la promozione e il controllo dell'intero ambiente. Bene perché ha disposto e dispone di 'cantori' abili e appassionati (cito, in ordine sparso e per fare tre esempi i fratelli Viberti, Mario Bruno e la stessa Elisabetta Busso), perché aiuta i cavalli anziani e il progetto Chubby Horse ideato da Martina De Vincentis e dell'incrollabile Victoria Demuru, fiore all'occhiello al femminile di una famiglia -i Demuru, appunto- che dell'ippodromo hanno segnato e seguito i tempi, al pari di altre magari più 'vincenti' e 'famose'.
Bene -anche gli aspetti tecnici hanno ovviamente la loro brava importanza- perché la pista è selettiva e veritiera, sempre manutenuta in maniera adeguata, con una retta d'arrivo che prima non ti puoi permettere di spendere troppo o di sbagliare un solo parziale.
Intanto Torino (purtroppo rimasta orfana per un magheggio al contrario, dello storico tracciato a mano sinistra di galoppo e di quello d'ostacoli, con i terreni del Federico Tesio ceduti nel 2002 alla Juventus per un centro di allenamento costruito qualche anno dopo e utilizzato per pochi anni, a sua volta sostituito dalla Continassa) oggi ospita il 'Marangoni', gran premio intitolato appunto all'avvocato Carlo Marangoni, imprenditore appassionato che insieme ad altri membri della Società Torinese Corse Cavalli, Bianchetti e Nasi, agevolò la costruzione dell'impianto nell'area di Stupinigi ed il trasferimento di tutto l'ambaradan da quella di Mirafiori, letteralmente 'occupata' dalla Fiat ma solo dopo 30 anni di storia nobile e di varia umanità cavallara, sconfitta -la storia spesso si ripete anche quando non è bella- più che altro da cemento e palazzinari, in pieno boom economico.
Il Marangoni è da sempre tappa fondamentale nel calendario dei 3 anni, importantissima come avvicinamento proprio al Derby e vanta, tra i firmatari dell'albo d'oro, anche i piemontesissimi Nevaio, Giulia Grif e Lana del Rio, sua altezza Varenne, il francese Daguet Rapide, il siciliano Brandy dei Fiori, Indro Park con in sediolo l'inseparabile 'Magnifico' Lorenzo Baldi, Esotico Prad per la scuola e la guida del 'signore del trotto' Giuseppe Guzzinati, Air Force Blue (per gli stessi colori) con suo figlio Andrea ed ancora Farifant con Bellei, Equinox Bi con il gentleman Mauro Biasuzzi che ne era anche allevatore e proprietario e Iglesias famoso certamente per le volate in pista e per essere stato concepito e cresciuto ai piedi della Basilica di Assisi e di proprietà di Sergio Carfagna e di Frate Danilo Reverberi ma anche per essere stato rapito (e poi ritrovato) dalla camorra, parrebbe per essere sfruttato nelle corse clandestine.
Tutta sta pappardella sul Marangoni, ma non è di questo che vi voglio parlare (tanto ormai l'ho fatto) e neppure del Derby, scusa con cui ho attaccato bottone, bensì delle grandi, fantastiche storie -anche al di là dei campioni- di uomini, donne e cavalli che l'ippodromo di Torino, come pochi altri in Italia per quanto riguarda il trotto, ha da raccontare...
L'ippodromo di Pino Rossi e Sharif di Jesolo (che, a proposito, prima di dare al mondo, da stallone, la linea di sangue più preziosa in Europa, a 3 anni conquistò la triplice corona del Derby, del Nazionale e dell'Orsi Mangelli ma nel Marangoni fu 'solo' secondo, beffato da Patroclo e Marietto Rivara), Gentile, Ghenderò, Golden Om, Fermo ed Iduard, cavallo della famiglia Proli, dinastia torinese appassionata ed attiva.
L'ippodromo di Antonio Pedrazzani ed il fantastico Maltasar, di Marino Lovera e di tanti altri personaggi e professionisti -e prima ancora persone- e famiglie che a raccontare servirebbe un libro e non sarebbe certo noioso...
Pedrazzani, "Pedro" per gli amici e il "Maresciallo" per tutti gli altri ippici, che all'epoca erano tanti, predestinato del trotto perché nato a Soresina, culla di appassionati e amatori, a Torino ha imparato e insegnato a cavallo -è proprio il caso di dirlo- tra poesia e tecnica, mito e leggenda, attraversando le gioie e i successi, il dispiacere di scoprire un mattino Maltasar azzoppato da qualche criminale e una carriera con un epilogo epico: in sediolo ad Arhus si sentì male all'inizio della lunga dirittura d'arrivo ma volle e seppe portare a termine la corsa. con l'aiuto di Gino Gennero, al quale si appoggiò per non cadere...
A proposito di scuderie di famiglia come non andare con il pensiero e la penna ai coniugi Borini e alla loro Lousiana, con campioni a volte fatti -cioè nati- in 'casa' (vedi ancora alla voce Nevaio o a quelle di Madrigale ed Enguerrillero) altre stanati alle aste, come per esempio Tripondio, costato solo due milioni di lire ma capace, con Oscar Baratti, di vincere, a proposito di Vinovo, il Gran Premio Città di Torino...
I Borini furono tra i primissimi ad affidarsi a Marco Smorgon, entrato nell'ippica per passione praticamente bambino con l'idea fissa di vincere un Derby e poi, dopo la giusta gavetta di scuola (ai tempi doverosa, bei tempi) plasmatore e driver capace non solo di diventare -toh guarda, con Nevaio, nel "91- il guidatore più giovane a vincere il Derby ma addirittura di conquistarne un altro come allenatore trent'anni dopo con Charmant De Zack. "L'anno di Nevaio avevo 27 anni (il record di gioventù prima era di Casoli che lo vinse a 28, ndr) e già l'anno prima ci eravamo andati vicini con Madrigale -ricorda il professionista nato a Givoletto, che da Vinovo dista appena una trentata di km- e ammetto che nonostante avessimo preparato tutto al meglio sentivo forti emozioni e responsabilità, anche perchè ci si arrivava da imbattuti e poi perché nel Derby conta solo vincere, se arrivi secondo, specialmente da favorito, sei il primo dei perdenti"...
Fu Marco a domare, preparare e portare in corsa anche un certo Vivid Wise As...
Per metodi e anche per vicinanza, da grande, Smorgon non ha mai disdegnato puntate in Francia e sono state tanti ed anche buonissimi pure i risultati, con il primo clamoroso successo, nel 2001 ad Enghien, colto con il suo leone Zinzan Brooke Tur, toh, guarda e riguarda il caso, figlio di Enguerrillero.
Di padre in figlio, come avviene per molti in questo ambiente dove la passione era -e per fortuna in molti casi è ancora- l'ingrediente principale e la passione, si sa, è più contagiosa dell'influenza e dell'allegria, Marco arrivò all'ippica grazie a suo papà ed ora in scuderia va crescendo la figlia Evita, prima ballerina internazionale di danze caraibiche ed ora amazzone.
Per loro Vinovo è casa, bottega e fatica che non senti perché quando ti occupi delle cose che ami lo faresti 25 ore al giorno. E con i cavalli da corsa ancora di più, servono amore, empatia e pazienza in dose da elefanti, intesa come proporzioni non come specifica che onestamente qualcosa sui cavalli so ma se gli elefanti siano pazienti chiedetelo in Tanzania o a Mowgli e Baloo...
Prendiamo l'immenso Sharif e il signor Rossi Pino, suo mentore, quasi 90 anni e un Derby -quello con Dailer vinto partendo in quarta fila, con il 23 di pettorale: "Sharif erano più le mattine che risultava zoppo che quelle in cui poteva vagamente assomigliare a un cavallo sano -ebbe occasione di raccontare, anche a Giulio Andreotti che lo premiava a Roma- gli abbiamo dato un maniscalco personale, il grande Alessandro Ercole (padre del compianto Cesare, l'Onorevole Volante, per rimanere a quanto la passione sia contagiosa ndr) ma nonostante i suoi miracoli prima di ogni gara c'era da farsi il segno della croce. Non potevo mai lavorarlo svelto, fare prova come invece era mio metodo con altri cavalli importanti, due giorni prima dei gran premi. Solo dei grandi, lunghissimi, trottoni, insomma. Poi andavamo in pista e aveva un trotto elegante, leggero e potente. La spiegazione è che ogni atleta vince prima di tutto con il cervello e Sharif ne aveva uno fuori dal comune ma a me -conclude- è rimasto il dubbio che magari sì, fosse stato meno fragile avrebbe potuto disputare e vincere qualche corsa in più ma chissà, l'avessi potuto allenare come gli altri, non sarebbe stato il campionissimo che è stato e avremmo anche avuto meno modo di conoscerci, capirci e diventare amici"...
Tornando -anzi, restando a Vinovo, piace ricordare l'expoit tra le giovanissime della magnifica Orlana King e, tra gli anziani, alcuni tra gli eroi ed eroine del Costa Azzurra: dall'incredibile parità dell'edizione del "68 tra regine con la francese Roquepine con Levesque ed Eilen Eden guidata da Fromming, l'omino di Amburgo, con i colori della Reda di Danilo Fossati, l'uomo della Star di Agrate, poi due anni dopo Une de Mai, subito al bis nel "71 e per rimanere nel gineceo delle grandi giumente anche Moni Maker sia nel 98 sia nel 2000, Peace Corps, Billie de Monfort e Lisa America che a Torino era di casa, nel senso che ci viveva.
Tra i maschi oltre ai già citati Uniforz, Esotico Prad, Ghenderò, Brandy dei Fiori e Vivid, hanno illuminato l'albo d'oro di questa sfida, anche gli indigeni Marengo Hanover, Carosio, Vernissage Grif e il mitico Top Hanover, un mostro come Bellino II, campionissimi come Ideal du Gazeau, The Onion e Smashing Victory, Friendly Face, Cockstile, Atas Fighter L e Gigant Neo, portacolori italiani del calibro di Mack Grace Om, Crowning Classic, Columnist (con Giuseppe Guzzinati), Ucon Donn, Hollyhurst e Waymaker.
Preme infine ricordare due edizioni a sorpresa, quella del 2015 a 20 contro 1 del torinese Pace del Rio e quella dell'82 centrata a 100 contro 1 da Hetre Vert, scarto francese scovato, acquistato, allenato e guidato da Enzo Malvicini tra lo stupore generale perché all'ingresso in retta i due erano ancora ultimi.
Doppia morale: i pronostici sono spesso bugiardi e la pista di Vinovo no, li, soprattutto se sai aspettare, puoi scoprire verità insospettabili.
E storie ed emozioni che tu (che in fondo sei "solo" un ippodromo) non sai nemmeno di darmi...
Lo canta anche un altro Rossi, tal Vasco: rewind...




























