Lettera aperta a Varenne
In questo momento la memoria gioca brutti scherzi e trovare le parole non è mai stato così difficile.
E’ stato difficile per i proprietari, per Giampaolo, per tutti quelli che negli anni sono stati con te ed è così difficile per tutti. Io non posso vantarmi di averti visto correre dal vivo od essere presente alle sue imprese Varenne. Quando sono nata, eri gia stato ritirato dalle corse e giravi costantemente in tour per tutta Italia.
Era il 2004 quando avvenne il nostro primo incontro, forse con tante persone che hai visto non ti ricorderai di me.
Per l’occasione eri giunto a Montecatini Terme, al Sesana, per rendere omaggio ad una città che ti aveva sempre accolto da protagonista ed acclamato come il re.
D’altronde all’ippodromo Sesana avevi scritto una parte di storia che in pochi erano riusciti a scrivere conquistando da giovane puledro il Società Terme e l’anno dopo il Dante Alighieri. Non parteciperai mai al Gran premio di Ferragosto: la tua carriera aveva raggiunto livelli stratosferici da circuito super classico tentando quello che era il “grande Slam”. A vincerlo 3 volte ci penserà tuo figlio Vernissage Grif, ma questa adesso è un’altra storia.
Tornando al primo incontro, in quel lontano 2004 Varenne sei stato ospitato al Sesana nella Scuderia di Alfredo Biagini tirata a lucido per accogliere te, il CapitIno
A quel tempo eri diventato “Intoccabile”, non facevano avvicinare nessuno al box per motivi di sicurezza.
Ma a volte l’animo umano si fa gentile e stando tra i cavalli è più facile sciogliersi davanti alla tenerezza. Così le guardie si fecero da parte per un neonato e potei accarezzarti subito il muso. I bambini sono super sensibili e percepire il tuo animo dolce era così semplice, sei sempre stato un cavallo speciale.
Era il primo cavallo che accarezzavo.
Non ci siamo più rivisti Varenne, fino al 2013 quando ritornasti al Sesana per due anni di seguito.
Nei tanti anni che hai girovagato per gli ippodromi in pochi sono riusciti a salire sul tuo sulky e guidarti, tra tutti la sorte ha voluto che a farlo fosse l’allora Sindaco di Montecatini Giuseppe Bellandi fortemente appassionato di trotto tanto che alle volte si cimentava nelle corse amatoriali.
La tua passerella al Sesana resta indimenticabile negli occhi di chi ti ha visto, un bagno di folla inusuale per una regolare giornata di corse.
Le magliette realizzate in occasione dell’evento le custodisco ancora, intatte nell’armadio come un grande ricordo prezioso assieme al tesserino e alle bandierine.
Caro Varenne, ci sarebbero oltre mille parole e dieci libri per parlare di te, divenuto il simbolo del trotto italiano ma trovarle non è facile nonostante tu sia una leggenda.
La tua perdita è aver perso una parte di cuore: quella che ci ha fatto innamorare dell’ippica.
Rivedere le tue più celebri avventure è un fulmine che ti colpisce dentro e ti fa battere il cuore a mille lasciandoti i brividi sulla pelle. La domanda che mi resta è se hai mai provato le stesse emozioni che abbiamo sentito assistendo alle sue vittorie.
Mi ricorderò per sempre il viaggio a Vincennes nel 2024 quando al Gran Prix d’Amerique mentre ripercorrevano l’albo d’oro, al nome Varenne ho perso l’udito dal boato che si è alzato dalla folla. Da lì ho capito che sei diventato immortale ed unico tra i tanti campioni che hanno solcato le piste mondiali.
Non sei solo l’ambasciatore dell’ippica italiana del mondo ma rappresenti la passione e l’adrenalina che le corse al trotto creano nelle persone.
Così che l’ippica da te ha preso lo spirito battagliero e l’arte dei sogni, e un po’ in te ci rivediamo tutti. Certo non al tuo livello. Quello che hai fatto tu è stato eccezonale e non ci sarà mai più cavallo in grado di compiere le tue stesse imprese. Forse è vero quando Salvio Cervone diceva che i nostri figli e nipoti non vedranno mai un cavallo come te. Un po’ perché l’ippica si sta arrendendo e un po’ perchè il mondo e l’umanità sono cambiati.
Vorrei di nuovo proprietari come Enzo Giordano che davanti ad un’allettante offerta sono riusciti a rifiutarla perché “il cavallo è del popolo italiano”. Vorrei rivedere il casco e quella giubba con dei grandissimi sponsor tagliare ancora il traguardo dell’International Trot scrivendo una storia che diventerà immortale.
Il tuo lascito non è solo storia ma anche la forza e il coraggio di non arrendersi mai.
Quando ti paragonano al figlio del vento io dico che si sbagliano, tu sei il Dio del Vento. E adesso lo sei ancora di più.
Ti immagino lì nel paradiso riunito con Enzo a correre di nuovo nel vento che tu comandi, tra i grandi dell’ippica e Tornese il tuo predecessore.
Se il tuo inchino al pubblico veniva per te naturale oggi ti prego di non farlo più: siamo noi umani ad inchinarci a te, il Capitano, Varenne.




























