Ma dove è finita la nostra Tradizione Equestre?
Caro Direttore, ho letto con grande interesse e un pizzico di nostalgia il brano di Federico Tesio su Brunelleschi. La nostalgia è per un tempo andato, nel quale lo Stato Italiano si preoccupava di acquistare stalloni di pregio come razzatori per il cavallo da sella. E’ vero, allora il cavallo serviva ancora per l’Esercito. Oggi il cavallo ha invece scopi più pacifici, ma - il nostro governo sembra averlo dimenticato- non meno importanti dal punto di vista economico, ambientale e culturale. Eppure l’allevamento italiano versa in gravissime difficoltà, dalle quali non sembra vedersi via d’uscita. Viene spontaneo chiedersi perché, visto che in altre parti del mondo le cose vanno diversamente.
L’interesse è per la grande capacità di interpretare il cavallo dimostrata da Tesio. Eppure siamo davanti ad una persona che allevava cavalli in funzione di un ritorno sportivo (nelle corse) e soprattutto economico. Non c’è nulla di sentimentale nel suo atteggiamento, eppure dimostra di conoscere la mentalità del cavallo molto di più e molto meglio di tanti appassionati dei nostri giorni. Ha cultura equestre, intelligenza e capacità di osservazione, doti indispensabili per un uomo di cavalli. Doti che ormai sembrano essersi perse.
Quando ancora oggi, girando nei circoli ippici, si sente dire che il cavallo è “un animale stupido” viene da chiedersi cosa abbiano fatto gli Enti preposti (FISE e UNIRE in testa) per non dico accrescere, ma almeno preservare la nostra Tradizione Equestre. Eppure, e la serie di successi inanellata da Tesio è lì a dimostrarlo: senza cultura e conoscenza non si hanno neanche buoni risultati nello sport.
LETTERA FIRMATA

























