Riccardo il Magro, cuor di due ruote
Da maggio a luglio sono i mesi del "Magro", con il Giro ed il Tour che, traduzione a parte, non sono la stessa cosa tranne che per i campionissimi e pochi altri, Riccardo Magrini compreso che, non solo, da atleta, ci ha vinto una tappa in entrambi, ma, ora, da vera voce del ciclismo, riscuote consensi persino in Francia dove per le strade della Gran Boucle hanno scritto "Bada la gente", di "micciole" e "fagianate", termini ed espressioni coniate e lanciate da questo toscanaccio speciale.
Il "Magro" spopola anche su Spotify e dintorni grazie alla canzone "Mi sono dato all'ippica (e al ciclismo)" e su Instaram con le storie del gruppo "canevecchiosa-und" per un trionfo di quelle che sono le sue grandi passioni, appunto le due ruote a pedali, quelle del sulky appunto e, appunto di nuovo, la musica e cantare...
In realtà, al ciclismo, il "Magro" ci è arrivato per caso.
A casa, di regalargli il "Lui" -il motorino che avrebbe voluto più di qualsiasi altra cosa- non ci pensavano affatto. E neppure il Vespino o qualsiasi cosa avesse un motore...
"Allora la bici da corsa", chiese.
Ripiego o rilancio, il contropiede andò a segno e per il Natale -e compleanno, Magrini è nato a Santo Stefano- del "70, la bicicletta arrivò...
La prima uscita "ufficiale" con il cugino Lauro, il Canardo (non esiste un toscano senza soprannome): 60 km, senza allenamento, d'istinto, alla grande. Tanto che il cugino filò dritto ed entusiasta dal babbo di Riccardo, il Beppe: "Beppe, il tu figliolo ha da fare il ciclista, in bici va come un treno"...
Allora, dovete sapere che, primo, al Beppe del ciclismo gli importava una sega (a lui gli garbava, di molto, il biliardo), secondo c'era di mezzo lo studio, la scuola alberghiera.; e, terzo, sai che ne poteva capire, il Canardo...
E invece no.
Nel senso di sì.
Colpa, ma soprattutto merito, dello zio di Riccardo, il Claudio, che convinse del tutto il Beppe anche se un po’ meno il Magro, che il ciclista l’avrebbe anche fatto al volo, ma a patto di lasciare la scuola, libri, stanze e fornelli…
Sullo studio il Beppe non volle sentire ragioni -e mamma nemmeno- almeno in un primo tempo.
Tanto che Riccardo andò effettivamente a pedalare per il gruppo sportivo Moschini (“Maglia stupenda -ricorda- bianca a scacchi neri; e poi ci pagavano in bistecche, perché il patron aveva una macelleria”) ma di lasciare l’Alberghiera no, anzi, come direbbe lui “Sì, ma ‘un ti credere”…
A gestire il tutto era il “Pinze”.
Ogni tanto andava anche a incalzare il Beppe e soprattutto lo faceva fare a zio Claudio: “il ragazzo non può allenarsi come si deve se deve andare a scuola”.
Giusto, pensava il "Magro".
Però niente, nothing, nada de nada. Che lasciasse il ciclismo, piuttosto…
Cosa che stava per succedere pure, tra l’altro, proprio durante le vacanze scolastiche e la colonia estiva: c’è un motorino, il nostro non può che salirci sopra naturalmente e, naturalmente, ci cade e si spacca tutto.
Morale: 120 giorni di gesso, abbastanza per fermare Gimondi, figuriamoci per non fare incazzare il Beppe…
Invece sì, nel senso di no: stavolta Riccardo poteva lasciare la scuola e dedicarsi in toto alla bicicletta.
Da dilettante vince la Coppa Ciuffenna e il Trofeo Matteotti, poi nel "77 passa professionista, con i buoni uffici di Alberto Pagni, prima alla Fiorella-Mocassini poi alla Inoxpram e quindi alla Magniflex, ma il grande balzo, in termini di successi personali, arriva alla Metauro Mobili-Pinarello, squadra con cui nell’82 vince il Giro della Provincia di Reggio Calabria, l’anno dopo la Terracina-Montefiascone al Giro e addirittura la mitica Nantes-Ile d’Oleron al Tour, dove l’ultimo italiano a imporsi era stato Serge Persani che, come dice il nome, di nascita, italiano, forse non era neppure...
In realtà, quella tappa, Magrini manco l’avrebbe dovuta correre.
Era andato in crisi a cronometro, il giorno prima, per ripetuti attacchi di fame (per chi non l’avesse capito, al Magro, che poi tanto magro non è, gli garba, di molto, mangiare) e aveva deciso di ritirarsi e tornare a casa.
La sera scorpacciata a tavola e via di cioccolato anche la notte, che però ha portato consiglio e soprattutto il ds a pregarlo di dare ancora un giorno una mano in gruppo: “Ok, però primo se non ce la fo mi fermo -rispose- e secondo se all’ultimo km sono lì ci provo da per me, che magari vinco”…
Ipse dixit. E così fu. Tanto come ripeteva lui, prima di conoscere il "Caramella" (che non era toscano ma il soprannome ce l'aveva lo stesso e qualche dubbio su donne e cavalli glielo ha fatto venire), “di donne, cavalli e corridori ‘un ci ha mai capito nulla nessuno”…
Compagnone fino a far presto a furia di fare tardi se ce n’è l’occasione, il Magro un bel giorno decise di darsi all’ippica e alla due ruote del sulky, il sediolo del trotto…“
Era il settembre 1996 -ricorda- prime giornate del mese e ultime in notturna per l’ippodromo del Sesana".
Franco Ligas e proprio il Caramella avevamo organizzato una sfida tra personaggi, per lo più toscani.
"Non mi avevano invitato e allora chiamai Ligas, così, per fargli credere che fossi offeso e in realtà un po’ offeso lo ero davvero, ma a dirla tutta, anche se all’ippodromo ci ero cresciuto tifando Nello Bellei, di come si guidasse un cavallo da corsa in corsa non ne avevo la benché minima nè fottutissima idea”…
Ligas incassa e rilancia: “Magro, non sapevo che te tu ti garbasse. Dai vieni, ti metto prima riserva, tanto vedrai che qualcuno se la fa sotto e alla fine corri tu. Tanto te tu sei capace no?”
“Oh che tu dici, certo che sì”, risponde il Magro…
Va alla corse da riserva ma presto passa titolare: quello che se la fa sotto era alla guida di Pastir Mon e lui lo sostituisce: “Tanto te tu sei capace, vero?", chiede il proprietario, “Oh che dirai, certo che sì”, risponde...
Arriva anche l'allenatore, il "Torchio", un omone stile orco delle favole.
Li vede parlare e prende il Magro da parte: “ oh che ti ha detto quel grullo del proprietario? Di non partire scommetto! Stammi a sentire -gli fa- te tu ci hai il 6, io alla cavalla non le fo il calmante, le mettiamo un brigliolino leggero leggero e via, prima però fai una bella falsa -che il Magro manco sapeva come si facesse, la falsa- e poi dietro la macchina la fai partire a tutta”…“
Ma veramente -abbozza il Magro- io una falsa”… “Te tu hai ragione te -gli fa il Torchio- di false è meglio se ne fa due”…“
Non vi dico dove sentivo le palle e il cuore -racconta il Magro la facemmo tutta fuori di tutti.
Vinse per la cronaca quella guastafeste della Petra (Magoni ndr) e io quasi persi i sensi nello scendere dal sulky. Ricordo solo le parole del Torchio: "Te tu hai visto come parte? Certo, siamo rimasti di fuori e quindi hai fatto bene a non insistere ma comunque si vede bene che te tu sei capace di molto, a guidare i cavalli”…
Dopo quell'esperienza per rivedere in sulky il pur sportivissimo Magrini (scia, giocava a pallone e per ragioni di “famiglia allargata” è anche un esperto di pattinaggio), ci vorranno anni, solidarietà e beneficenza.
E la passione delle Stelle, quel circuito di folli follemente innamorati dei cavalli che si sostituisce, dopo averne imparata l’arte attraverso praticantato, ai driver professionisti.
Vince il fantino Vargiu e lui non si piazza ma la cosa gli piglia davvero bene...
Tanto che l’anno dopo partecipa addirittura al Campionato, riesce a qualificarsi per il rotto della cuffia alla finalissima e a sorpresa, soprattutto sua (alla guida del simpaticissimo Foreman Cr, allenato dai fratelli Quarneti) finisce che alla fine vince. Un trionfo...
"Che goduta, ragazzi”...
La primavera 2011 parte male, non solo dal punto di vista ippico, con un infarto.
Che non riesce a toglierli un grammo di passione per il ciclismo e le corse, nemmeno per le corse dei cavalli, in cui torna nel 2012, dove in finale non riesce a ripetersi.
Il 2013 è quello del ciclone Jessica Pompa, vince sempre tutto lei e a lui non resta che ammettere la magia della campionessa e, dopo qualche scazzo di troppo, riconoscerne in telecronaca la capacità soprannaturale di far volare i cavalli, giusto una settimana prima che la stessa Jessica battesse anche il campione italiano dei professionisti in un race off da brividi e fuoco.
Cominciato nel migliore dei modi: un successo dietro l’altro con Eurosport e, a pochi giorni dall’inizio della Corsa Rosa, il successo in sulky (foto), con la non facile Sahra Mask, nella prima tappa del Campionato delle Stelle davanti al pubblico di Montecatini, la sua città e -"sai che goduta, come quando ho battuto il Sindaco in fotografia"- battendo proprio il Caramella e il Fanucci (che è toscano ma come soprannome ha il cognome ed è deputato, onorevole).
L'anno dopo un secondo infarto, negli studi tv, preso per i capelli dagli uomini di Sky e in particolare Lucio Rizzica, Guido Meda e Giovanni Bruno, che è stato anche direttore di EquTv, la tv dei cavalli, perché la vita è davvero una ruota che gira...
Magrini ne viene fuori, un po' più consapevole e attento ma con una voglia di vivere, di scherzare (anzi 'cariare') e di appassionarsi ancora più forte...
Ora le cronache e i commenti con Luca Gregorio e quella canzone speciale cantata con il Caramella, "quello -dice scherzando (anzi, di nuovo, 'cariando')- che il pallone è mio e gioca chi voglio io"...
Un cavallo di razza, Riccardo Magrini, uno che ti sa sorprendere sempre ma che se lo conosci e ci punti sopra ti fa avere ragione...
Anche il “Canardo” e alla fine perfino il Torchio.
Che gliel’aveva detto: “Si vede che te tu sei capace”…




























