Amarcord... La meravigliosa storia del Premio Pisa
Domenica 24 marzo all'ippodromo di San Rossore andrà in scena la 123esima edizione del Premio Pisa, la prima classica di primavera del galoppo italiano. Le più importanti scuderie invieranno i loro migliori tre anni nella città della Torre Pendente per essere alle gabbie di questa listed, la corsa che nel 1955 lanciò Ribot. Quel magico Premio Pisa fondato nel 1885 e del quale ripercorriamo la storia.
RIBOT rappresenta il capolavoro del galoppo. Novembre del 1954, San Siro ha appena chiuso la sua stagione, e' il momento dello svernamento, si va a Pisa. Ribot è ancora un bambinone che ama giocare. Quando nella pineta di San Rossore, sulle diritture dei Cotoni, disarciona il suo interprete e si lancia al galoppo, lo ritrovi qualche centinaia di metri più in là intento a mangiare l’erba e ad aspettare che l’uomo di scuderia lo riprenda a mano. Per calmarne gli ardori Penco decide di mettergli accanto Magistris, un gregario senza ambizioni, che diventa il compagno di box e di viaggio sul van e in aereo. Tra i due purosangue nasce un’intesa magica tanto che al mattino si salutano con un nitrito. Nei galoppi a San Rossore Ribot viene avanti uscendo dall’inverno, la preparazione è ultimata e giunge il gran giorno del rientro, il 6 marzo 1955 al Prato degli Escoli per il Premio Pisa, la corsa che Tesio usava per preparare il Derby. Accompagnato dall’alleata Donata Veneziana, Ribot fa praticamente un canter conquistando gli appassionati pisani che da lì cominceranno ad amare quel cavallo mai perdendolo di vista ed esprimendo l’affetto per lui con modalità mai accadute per un purosangue italiano, tanto che sui muri della città qualcuno scriverà un W Ribot.
Il campione della Dormello Olgiata con quella vittoria a San Rossore nel marzo del '55 diventerà il biglietto da visita della classicissima d'apertura del galoppo nazionale La lunga avventura del "Pisa" era iniziata il 15 marzo 1885, la prima edizione la vinse un cavallo importante Rosenberg, che due mesi dopo avrebbe dominato il Derby. Il doppio Pisa-Nastro Azzurro riesce anche a Goldoni nel 1896. E' un purosangue allevato e allenato da Thomas Rook e in sella c'è uno dei suoi quattro figli, Albert Rook. Goldoni e' un enfant du pay, un cavallo tutto pisano. E' del 1091 la prima vittoria nel Premio Pisa di un fantino italiano. Riesce l'impresa a un ragazzo di Barbaricina, Polifemo Orsini, in sella a Angelica Kauffman, puledra di tre anni allenata e di proprietà del grande Federico Tesio, che con quell'affermazione inaugura una suite di successi nella classica di San Rossore che dura sei anni, fino alla vittoria nel 1914 di Fausta, che nella stessa stagione si fregia della corona femminile delle Oaks d'Italia sulla pista di San Siro e del Derby alle Capannelle. Il Pisa è la corsa di Tesio e l'egemonia del grande uomo di cavalli piemontese si interrompe solo per un anno (Montechino si afferma nel 1915), poi Tiziana riapre la serie nel 1916 per un altro poker di successi. E' il 1917 quando in sella ai purosangue di Tesio sale Federico Regoli, già fantino del Re. Nella classica di primavera Regoli porta al successo Gianpietrina, già una promessa a due anni e poi vincitrice dopo il Pisa anche del romano Regina Elena e delle Oaks sul green milanese.
Per Federico Regoli è l'alba di un feeling autentico con la corsa piu' bella di San Rossore, che si specchia in numeri da record: 6 successi come fantino e ben 10 come allenatore, l'ultimo nel 1977 sellando Capo Bon, della Razza Vedano, una delle piu' belle realizzazioni del sor Federico, esponente di una famiglia ippica pisana che ha dato lustro al nostro galoppo.
Negli annali del gran premio del "Prato degli Escoli" anche femmine importanti, come Nogara, la madre di Nearco, che tra i pini di San Rossore svetta nel 1931, e Archidamia, della Razza del Soldo e montata da Paolo Caprioli. E' il 1936 e dopo aver trionfato sul chilometro e mezzo pisano passerà alla storia come una delle poche femmine vincitrici del Derby. E' una giornata uggiosa senza sole quando il 6 marzo del '55 Ribot vince in promenade la corsa che lo introduce ad una suite di successi straordinari. Altre edizioni "storiche" della prova sui 1500 metri del tracciato pisano: è il 1972 e viene giu' la tribuna, un autentico boato per salutare il trionfo di Azzazel, montato da Peo Perlanti. Un'autentica favola quella di questo cavallino che partito dagli handicap disputati nell'autunno dei due anni, aveva guadagnato lunghezze su lunghezze nei lavori approdando alla corsa di gruppo.
Applausi a scena aperta nel 1981 per la galoppata vincente di All Silk, la portacolori della Andy Capp interpretata da Sandrino Atzori che al Prato degli Escoli si impone da favorita. E' un'epoca favorevole alle femmine nella classica d'apertura del galoppo nazionale. L'Andreina, la classica di preparazione al big event della primavera di San Rossore, designa in Genevien, figlia dello sfangatore Astrolabio. Porta i colori bianconeri dei toscanissimi fratelli Brotini che credono nella possibilità che quella puledra generosa possa anche battere i maschi nel Gran Premio. Così ingaggiano un maestro della sella, l'inglese Willy Carson, monta che fa orientare il pubblico verso la beniamina di casa.
Genevien è una freccia sul verde smeraldo della pista che costeggia il bosco a pochi chilometri dal mare e scrive la sua bellissima favola nel 'Prix' sotto la Torre Pendente. Pisa ama i suoi beniamini, li sostiene con un tifo da stadio. Accade anche nell'edizione del 1990, l'indimenticabile corsa del Centenario, tredicimila persone all'ippodromo per assistere alla vittoria di Capolago, allenato da Rosanna Turri e montato da Michele Bucci. Capolago e' un soggetto ombroso, di quelli che amano il paraocchi. Esce piano dalle gabbie, ha bisogno di metri per mettersi sulle gambe e lo scorrevole anello di San Rossore e il ritmo indiavolato che contraddistingue la classica, dove tutti vogliono prendere posizione sui primi ai piedi della piegata finale, non fa per lui. Ma Capolago e il suo fantino scrivono un capolavoro. In dirittura vengono al largo di tutti, allo steccato opposto. E dal fondo iniziano una rimonta incredibile. Capolago finisce a bomba e proprio nei pressi del palo passa, con la gente che lo ha sorretto con una scommessa che sfolla felice dall'ippodromo perche' un cavallo di casa ha vinto la corsa evento regalando emozioni grandissime. E' il fascino inconfondibile del Pisa, che per ogni pisano e' "LA CORSA, un elemento culturale radicato nel costume e nell'anima di una città innamorata del purosangue.
Domenica 24 marzo il rito del Pisa si ripeterà. Significherà che finalmente la primavera e' arrivata, i campioni del galoppo iniziano il cammino delle classiche. Alberto Giubilo, maestro di tutti noi, in occasione del successo di My Top nel 1983, coniò questa frase" Il Derby si corre a Capannelle, ma si prepara e si vince a Pisa". Un elogio alla qualità e al valore internazionale di un centro d'allenamento come quello gestito dalla società Alfea, dove hanno costruito le loro grandi vittorie internazionali fuoriclasse come Ribot, l'inglese Sir Ivor, Super Tassa, Electrocutionist, Prince Kirk e dove al mattino si rinnova una magia, una fila di purosangue al passo lungo i corridoi in sabbia del viale delle Cascine. E' il profumo del turf.



























