Cavallo patrimonio vivente: al Cnel nasce Comitato Candidatura Unesco arti, tradizioni e culture equestri
ROMA, 3 marzo 2026 – Dopo aver attraversato la storia dell’uomo per millenni, il cavallo diventa oggi protagonista di una nuova impresa, assolutamente contemporanea e globale. Non come icona romantica o residuo del passato, ma come chiave per leggere il futuro: un patrimonio vivente capace di unire territori, saperi, istituzioni e comunità. È questo il messaggio che emerge dalla giornata del 3 marzo al CNEL, dove è stato firmato il protocollo che dà vita al Comitato Promotore per la candidatura delle Arti, Tradizioni e Culture Equestri Italiane a Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO.
L’iniziativa, promossa dal Forum ICASTE e con il sostegno del MASAF, riunisce undici enti nazionali (ANAM, ANAMF, ANAREAI, ASI Sport Equestri, ASVI Sardegna, Centro Regionale Incremento Ippico Santa Maria Capua Vetere, FISE, FITETREC-ANTE, Istituto Incremento Ippico per la Sicilia, Verona Fieracavalli) che rappresentano l’intero mondo equestre: allevamento, sport, spettacolo, tutela delle razze, promozione culturale. Una rete che, per ampiezza e qualità, non ha precedenti recenti. La rappresentanza del IV Reggimento Carabinieri a Cavallo, dei Lancieri di Montebello e della Polizia di Stato ha sottolineato il profilo istituzionale dell’evento.
Il Presidente del CNEL, Renato Brunetta, ha colto l’occasione per lanciare un messaggio politico chiaro: «Il CNEL è la casa di tutti e da oggi lo è anche del mondo equestre. Esprimiamo il nostro apprezzamento culturale e mettiamo a disposizione del settore la nostra capacità legiferante: se il comparto avrà bisogno di proposte normative per tutelare le proprie professionalità e i propri valori, noi siamo pronti a portarle in Parlamento.»
È un passaggio cruciale: il cavallo non è più soltanto un tema culturale, e la candidatura UNESCO diventa un’agenda politica che tocca identità, economia, educazione, welfare e territorio. Una visione che dialoga con le priorità europee in materia di sostenibilità, biodiversità e coesione sociale. Il cavallo come “altro da sé” che educa alla relazione e come protagonista di pratiche artistiche che uniscono tradizione e innovazione. I detentori di questi “saperi” diventano i “maestri custodi” di tradizioni e paesaggi.
Durante il dibattito, le voci dei rappresentanti degli enti aderenti hanno restituito un settore sorprendentemente trasversale: dalla forza educativa del rapporto uomo cavallo, alla potenza narrativa dello spettacolo equestre, fino al ruolo dei corpi intermedi come motori civili capaci di dialogare con le istituzioni. È un’Italia che sa fare rete, che sa progettare, che sa guardare lontano.
La sensazione, alla fine della giornata, è che questa candidatura non sia un esercizio nostalgico, ma un tentativo di restituire al cavallo il ruolo che ha sempre avuto: non un simbolo del passato, ma un motore di civiltà per il futuro.
























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