MILANO, la corsa che è la storia del turf italiano
C’è un cavallo nella Storia del Turf italiano che non è mai stato sconfitto da un rivale con la giubba bianca con croce di Sant’Andrea rossa. Federico nel Derby per andare sul sicuro gli aveva schierato contro tre ottimi portacolori. Uno dopo l’altro , furono seminati lungo la pista . Il nostro eroe concluse addirittura fermando e in tempo record : 2.27.1/5. Stessa storia nel successivo Italia : no match. Non restava che la CORSA. Eh si , il Milano .
Nessuna corsa è mai stata più emblematica della grandezza del TURF Italiano . La Storia del Milano fino alla fine del 900 e magari anche un pizzico dopo è stata davvero quella del Galoppo italiano. Per il Mago di Dormello e quindi Vangelo per tutti noi appunto la CORSA.
Già ma torniamo a quella edizione e al cavallo che mai fu sconfitto da un Tesiano. Gran Premio di Milano edizione 1943, mese di giugno, già drammatico per la Storia del nostro Paese. Se nel Derby il Senatore aveva tentato con tre alfieri, per avere una timida speranza , in quel Milano ne mandò in pista quattro : Fortuny, Nicolaus, De Nittis e , ultima frazionista, Tokamura.
Lo scopo : andatura micidiale per stroncare progressivamente le velleità del rivale. In quattro non andarono aldilà di una timida carezza. Orsenigo, come avrete ovviamente compreso, mentre progressivamente i primi tre finivano con la lingua di fuori , a metà della dirittura ruppe gli indugi .
Enrico Camici decise che era giunto il momento di farla finita : un cambio di passo travolgente. Tokamura accenna a resistere, in un attimo si inchina al fuoriclasse di Giuseppe De Montel. Il figlio di Oleander la lascia sul posto, finisce in mano , un canter . La futura madre di Toulouse Lautrec , esausta termina a sei lunghezze. Tempo record della corsa , eguagliato quello di Niccolò dell’Arca , 3.8.4/5.
Luigino Regoli , sommo allenatore, sa di avere plasmato il più forte cavallo europeo della stagione. Intuisce anche , purtroppo, che il Milano non può che essere la ultima corsa di Orsenigo. Inutile farlo correre ancora in Italia. Il Milano lo avrebbe dovuto lanciare verso il Paris e poi l’Arco. La situazione bellica stava precipitando a vista d’occhio. Impossibile progettare sortite estere.
Già il Milano, la CORSA ! Che Storia la sua. La tappa obbligatoria per essere fuoriclasse . I 3000 di san Siro che non mentono, sempre stabiliscono la Verità ippica. Anche quando , giustamente, a metà anni 70 furono ridotti a 2400 . Fino alla fine del secolo ed un poco oltre sono sempre stati il momento più significativo e alto della nostra programmazione. Il confronto intergenerazionale , la sfida del tre anni contro gli anziani. Si, la corsa della Verità e sulla pista della Verità. Il Senatore ha sempre ragione.
La corsa per la quale, coraggiosamente, le nostre Istituzioni , avuto contezza delle difficoltà a mantenerne lo status , hanno scelto da alcune stagioni la via dei 2000 metri. L’obiettivo è quello di farne le nostre Eclipse. Certo : absit iniuria verbis, sia detto senza offesa. Ci mancherebbe . La strada che porta alla resurrezione , al passo con i tempi, deve essere questa. Si intravedono già le premesse per tornare almeno nella fascia di gruppo due.
Quanta strada nei sandali del Milano…..domenica 21 , la prossima , nel pomeriggio che ci regalerà anche Oaks e Vittadini, il rito si rinnoverà. Una emozione particolare , unica , si impadronirà di ciascuno di noi , nel preciso istante in cui le gabbie si apriranno , in un nano secondo noi avremo contezza di essere nella Storia, quella del nostro Turf. Mentre il cuore avrà preso a palpitare , un’altra sensazione farà capolino nella nostra mente : orgoglio e fierezza . La nostra corsa per eccellenza , l’ippodromo cantato da Hemingway, la pista da dove è iniziata la storia del turf mondiale moderno e contemporaneo. Quella dove ha galoppato e si è allenato Nearco, il padre di tutti .
Ah, cosa avremmo dato per essere presenti quella mattina , prestissimo, ad una settimana dal Milano 1938, quando due cavalli, in pista da corsa, sulla distanza dei 3000 metri, iniziavano a galoppare. Uno, scatenato in testa , con tre chili di vantaggio, l’altro in grado seguirlo con irrisoria facilità. A 1600 dal traguardo si congiungono ad un altro che, con un una decina di lunghezze di vantaggio, fila via a più non posso …. In retta il gregario, si fa per dire, porta il capitano alla sella del miler e , esausto, si fa da parte o quasi. Il Capitano , sulla cui schiena sarebbe stata in perfetto equilibrio una moneta , senza mai scomporsi alita , per un istante ai fianchi del miler, poi , come uno tsunami, allunga imperioso e si allontana maestoso. Certo, quel cavallo era Nearco che pochi giorni dopo avrebbe vinto il Milano proprio davanti al resuscitato battistrada che era Ursone , il più forte stayer italiano dopo Nearco.
Il terzo, il miler , era Bistolfi , il più forte miler italiano , dopo Nearco. A Parigi due settimane dopo il Milano e tre dopo il leggendario trial , Bistolfi, prima del Paris , vinse con facilità l’Ispahan…. E ho detto tutto, come diceva Peppino. Orsenigo e Nearco due leggendari laureati del Milano.
Già e allora gli altri ? Verissimo, che Storia, quella iniziata da Amulio nel 1889 e che emozione scorrere l’albo d’oro del Milano… che nomi…. Scopas che poi vinse anche La Coupe de Maisons Laffitte, Manistee che lo vinse due volte, Apelle che disse di se e del nostro Turf anche nella Coronation Cup, una volta venduto. Poi ancora due volte Cranach, il fantastico Ortello che ci regalò l’Arco, il Cavaliere che per il Mago è stato il più grande senza discussione e sul quale ha costruito Ribot, certo anche lui ha vinto il Milano. Sanzio che vinse anche ad Ostenda , Luchino fu colui che Tesio temette più di tutti.
Crapom che seppe darci il secondo Arco e poi Donatello , fantastico, che sfiorò il Paris , ingabbiato in curva ma unico a volare nel finale, secondo dietro Clairvoyant. Il possente Navarro, Archidamia per la quale non troviamo più aggettivi, Niccolò dell’Arca che Federico riteneva forse addirittura migliore del fratellastro…
E poi ? Caspita , Macherio subito dopo Orsenigo, Fante che sfiorò il podio nell’Arco, Tenerani che vinse la Goodwood Cup e ben sapete di chi è stato padre. Astolfina, Antonio Canale, Toulouse che vendicò la madre, il gigantesco Botticelli che ci diede finalmente Ascot, Sedan , un campione, Exar che ad Ascot fu secondo dietro Sheshoon. Ah che albo d’oro, il Milano è stata la corsa che ha plasmato davvero il nostro Turf .
Poi sono arrivati due volte Mexico cosi come Marco Visconti, Prince Royal che ha spiccato il volo verso Parigi, Stratford eroe a Baden Baden, Weimar che poi nel Jockey Club sconfiggerà Parnell, runner up del Brigadiere nelle King George. Siamo a metà anni 70, si passa ai 2400 ma i campioni continuano a passare dal Milano. Ecco Orsa Maggiore stupenda eroina , Star Appeal che trionfò a Parigi, Sirlad che finì ad un collo da Affirmed, Tony Bin due volte anche per lui Parigi, Tisserand che nel derby fermò Caroll House , altro laureato di Arco. Eccoci a Shantou, primo di St Leger e terzo di Epsom. E poi Lando che trionfò a Tokyo ma anche nel derby tedesco, due volte a Baden Baden e anche a Berlino. Dopo il Milano Endess Hall regalò al nostro allevamento anche la vittoria di Singapore. Ecco Paolini, fantastico giramondo di prima categoria, Falbrav ed Electrocutionist , orgoglio assoluto del nostro allevamento, giganteschi in ogni parte del mondo. Eccellenti vincitori sono stati Quijano, Jackalberry, Dylan Mouth e Voila Ici prima della flessione che ha spinto al cambio di distanza. Nelle ultime quattro edizioni sui 2000 hanno vinto i nostri Cantocorale e Flag’s Up e gli ospiti Best of Lips e Arnis Master . E domenica ?
Domenica San Siro ci saprà regalare ancora una volta un pomeriggio stupendo : il Milano per commuoverci ancora una volta, le Oaks e il Vittadini per fremere e poi tutto il resto….




























