Il classicismo equestre e il sogno del centauro
A motivare chi si imbarca in questa ricerca, è un ideale di perfezione, un ideale in quanto tale non raggiungibile mai appieno, quindi motivo di studio e di miglioramento continuo. L'ideale è quello del centauro, metà uomo e metà cavallo. Quanti di noi hanno avuto momenti di intesa perfetta con il proprio animale? Attimi, sensazioni, prima istanti, poi più prolungati nel tempo, di armonia e di puro amore. Non c'è limite nel tempo e nella grazia di questi momenti sublimi, per questo non smetteremo mai di inseguirli e di goderne. Attimi che da soli ripagano di tutta la fatica e l'impegno.
Quando mi chiedono che cosa faccio con i cavalli dal momento che non li preparo per le competizioni, rispondo che passo tutto il mio tempo a ricercare con loro attimi di perfezione, in cui mente, anima e corpo si incontrano. Questi sono i motivi per cui ho scelto questa strada, lunga, intima ed appagante di per sé stessa e per le sensazioni a cui porta. Tali sensazioni di piacere condiviso, per definizione, sono tali se condivise anche dal cavallo. Dal suo punto di vista si traducono in momenti di equilibrio ottimale per ciò che gli stiamo chiedendo, un'azione nella decontrazione muscolare, quindi in cui adopera la muscolatura unicamente necessaria allo sforzo in questione, senza contrazioni, contratture, compensazioni negative. Il cavallo non si annienta affatto in questi momenti, ma agisce di comune accordo con noi. Emotivamente e fisicamente si affida a noi, mentre noi ci affidiamo a lui nella scioltezza e nella discesa di aiuti, facendo leva sul suo istinto sociale e cooperativo. In questi istanti siamo veramente una coppia, il binomio perfetto.
“Quanti cavalieri si dimenticano di guardare gli occhi del cavallo e le sue espressioni. E' la che ci si rende conto se egli è felice o no”. Oliveira
Il tempo e la pratica scandiscono le fasi dell'addestramento, e la progressione, dalla sua idea standard, in realtà segue le esigenze del nostro allievo, nella misura in cui la nostra sensibilità è in grado di percepirle. Entriamo quindi nel campo non solo del tecnicismo ma anche del tatto equestre, dell'intelligenza e della flessibilità. Per praticare Equitazione Classica serve pensare e mettersi in discussione! L'unico limite al rispetto, alla leggerezza, alla capacità di adattarsi alle esigenze del cavallo, è la sensibilità del cavaliere in quel dato momento. Quindi, non è un percorso per chi vuole sentirsi arrivato, è una ricerca di perfezione mai raggiunta, una studio basato sull'amore per questo animale e per le sensazioni che possiamo ricercare insieme in quei momenti di “ profonda connessione”.
“L'arte è la sublimazione di una tecnica approfondita. L'arte è cosa possibile solo se l'essere umano, spogliato di tutte le proprie vanità, prova veramente ad amare la bellezza di ciò che sta facendo. L'equitazione non è diversa dalle altre arti...l'arte significa sapere amare profondamente”. Oliveira
Ecco l'aspetto che più amo dell'Equitazione Classica, ma ve ne sono molti altri, ve li racconterò qui su Cavallo2000.
Testo estratto da “Montare ri-pensando ai classici”, il saggio completo si trova su wattpad.com.
























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