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  • Il Manifesto di Sandi per il futuro dell'ippica italiana
  • Ippica
  • 21/12/2015

Il Manifesto di Sandi per il futuro dell'ippica italiana

Giorgio Sandi, Manifesto per il futuro dell'ippica italiana: "L'attuale situazione dell'ippica nazionale richiede interventi forti ed a 360 gradi, non essendo più possibile assistere al degrado di tutta la filiera a fronte di risorse sempre più scarse, di tempi di incasso sempre più incerti, di continui tagli e rinvii. Da oggi ogni taglio o rinvio rischia di far precipitare del tutto il settore e renderlo irrecuperabile, con gravi danni per l'occupazione delle decine di migliaia di piccoli imprenditori ed operatori professionali impiegati nelle attività caratteristiche (allevamento, corse, trasporti, attività collaterali quali mascalcia, veterinaria, produzione fieno e mangimi).
Con un Montepremi appetibile, pagamenti rapidi, incentivi all'allevamento, un corretto numero di campi di corse principali, l'ippica italiana ed i suoi addetti potrebbero finalmente tornare a credere nel proprio futuro e riprendere a crescere!
 Il sistema attuale ha una soglia minima di sopravvivenza calcolabile in 200 milioni di euro e deve e può porsi un obiettivo di sviluppo a 300 milioni, importo raggiunto e superato in passato attraverso una accurata gestione complessiva del comparto, partendo dalle provvidenze per l'allevamento, dalle programmazione complessiva delle corse, dalla conduzione diretta delle scommesse e dalla accurata distribuzione delle risorse.
Per questo motivo riteniamo che si debba percorrere una strada nuova rispetto alla situazione attuale, recuperando quanto di buono c'è stato nelle passate esperienze, evidenziandone gli errori strategici o di percorso, e innovarlo alla luce di un quadro competitivo nazionale ed internazionale certamente cambiato.
Di seguito tratteggiamo le linee complessive del modello di gestione dell'ippica nazionale che se condivise - ogni contributo è benvenuto - e poi implementate con costanza riteniamo possano finalmente dare una nuova prospettiva al settore e che sottoponiamo alla attenzione del lettore, partendo dalla premessa fondamentale che il Mipaaf debba mantenere la funzione di Ente di controllo e garanzia per il settore ma affidando la governance operativa al settore stesso, come meglio articolato in seguito:
• Per fare le corse devono essere allevati i cavalli da corsa: a causa dell'incertezza sul futuro del settore, l'allevamento italiano è sceso ai minimi storici in quanto a numero di prodotti e rischia anche di compromettere la sua riconosciuta alta qualità. Un piano credibile, similare a quanto viene fatto nei paesi ippicamente  evoluti, deve vedere il ripristino delle provvidenze (impiegate dagli allevatori per migliorare la qualità dei prodotti) ed il mantenimento del cosiddetto premio aggiunto (per il galoppo) destinato ai cavalli italiani. Obiettivo è ottenere una produzione di nuovi nati di elevata qualità sia nel trotto che nel galoppo puntando a 2000/2500 nati/anno nel trotto ed a 1200/1300 nel galoppo.
• Per fare le corse i cavalli da corsa devono esse acquistati e gestiti dai Proprietari di scuderie: oggi, sempre a causa dell'incertezza, moltissimi appassionati riducono le loro scuderie e o rinunciano a possedere cavalli da corsa. Diventa pertanto essenziale che venga data certezza al Montepremi disponibile per un periodo di almeno tre anni con premi al traguardo adeguati e che i tempi per il pagamento delle vincite sia il più breve possibile (entro 30 giorni dalle competizioni, tenendo conto dei tempi per l'antidoping per individuare sostanze proibite). Questo è d'altronde quello che avviene negli altri Paesi ed è tra gli elementi che più incidono sulla vita o la morte del comparto ippico.
• Per fare le corse ci vogliono i campi di corse (ippodromi). In Italia vi è un numero molto elevato di ippodromi che assorbono una parte importante delle risorse generate dall'ippica; non è più possibile sostenere tale numero di campi di corse, oggi non più adeguati alle necessità operative ed al parco cavalli esistente. Inoltre, ogni ippodromo si porta dietro costi per la gestione troppo elevati. L'ippica ha bisogno di identificare un numero adeguato di ippodromi, idoneamente strutturati e dove possano essere concentrate le corse - in una giornata si possono fare 12/15 corse per ippodromo - per ridurre i costi complessivi del sistema (trasporti, giurie etc) e generare il miglior ritorno per il settore. Sull'esempio dei grandi Paesi europei vi devono essere pochi ippodromi dove si svolgono la grande maggioranza delle competizioni e molti ippodromi dove si svolgono attività di preparazione ed avviamento alle corse e che solo eccezionalmente svolgono vere giornate di corsa (tipicamente nella formula dei festival, 3 o 4 giornate consecutive nei momenti non occupate dalle corse di Gruppo degli ippodromi principali). Gli Ippodromi possono e devono essere divisi in principali, secondari, stagionali. Anche in Italia dobbiamo avere non più di quattro o cinque ippodromi principali per il galoppo piano (indicativamente Milano, Roma, Pisa, Firenze, Napoli) a cui vanno aggiunti per ragioni logistiche la Sardegna e la Sicilia. Per il Trotto il numero cresce ad una dozzina, scegliendone ad esempio uno per il Piemonte, uno per la Lombardia, due per il nordest, uno o due in Emilia, due in Toscana, e poi Roma per il Lazio, uno per Umbria/Marche/Abruzzo, due/tre in Campania, Taranto in Puglia ed uno in Sicilia. Per le specialità degli ostacoli Merano e Milano possono soddisfare le esigenze degli operatori, ormai del tutto concentrati al nord (più Pisa per alcune giornate). Da aggiungere agli ippodromi principali gli ippodromi stagionali, estivi, dotati di impianti di illuminazione ed ubicati in località turistiche (Cesena, Montecatini, Livorno, Varese,.... ) dove gli stessi ippodromi possono svolgere una grande funzione promozionale e di immagine per il settore tutto se opportunamente sostenuti e pubblicizzati. Gli altri ippodromi possono svolgere, come si diceva, una funzione diversa ma senza avere il sostegno pubblico da parte dell'ippica se non per servizi accessori laddove effettivamente necessari e solo a livello locale. Possono diventare centri di allenamento, dove si disputano corse di preparazione per gli allievi e gli aspiranti Gentlemen Drivers/Amazzoni ed anche per cavalli arabi e mezzosangue, dove svolgere palii o altre manifestazioni anche agricole. Si possono prevedere su questi impianti secondari come si diceva una/due/tre giornate di corsa nella stagione più favorevole per la zona di riferimento, con premi minimi al traguardo offerti dall'ippica, incrementati da sponsor ed Istituzioni locali (considerando anche il fatto che molti impianti sono di proprietà comunale), dove i proventi delle scommesse raccolte localmente vengano interamente trattenuti dalle società di corse. Ogni ulteriore giornata di corse non avrà alcun contributo a valere sulle risorse ippiche. Va da sé che il contratto di servizio tra l'ippica italiana e le società di gestione degli ippodromi deve essere completamente rivisto alla luce delle differenti disponibilità e necessità ed in funzione dei servizi effettivamente erogati (nonché della qualità degli stessi).
• Per le corse ci vogliono i premi al traguardo (Montepremi) e per farlo ci vogliono le risorse. L'ippica deve essere messa in condizione di generare risorse incrementali alla dotazione base e la via maestra è quella di una ripresa di un ruolo proattivo nella gestione delle scommesse ippiche, da riformarsi completamente, e della creazione di nuove formule di gioco. A partire dalla fine degli anni 90 l'ippica ha subito la decisione politica di concentrare la gestione di tutte le attività di gioco nelle mani del Ministero delle Finanze (AAMS/ADM) perdendo quindi la gestione diretta delle scommesse ippiche. Anche la rete di vendita delle scommesse (le agenzie di scommesse e la rete della Tris) non dipende più dall'ippica ma è gestita dal MEF secondo criteri di massimizzazione delle entrate fiscali. Per l'ippica i risultati sono stati purtroppo disastrosi, con un crollo verticale della raccolta, l'assenza di alcuna positiva innovazione sul prodotto, l'assenza di incentivi alla vendita, un carico fiscale più elevato degli altri giochi gestiti direttamente dal Mef. E' necessario che l'ippica torni a giocare un ruolo determinante nella gestione della propria fonte di reddito, avendo un ruolo attivo e potendo sedere al tavolo dove vengono prese le decisioni.
•  Vi è una alternativa alla gestione in proprio delle scommesse? In alternativa, se lo Stato mantiene al MEF la gestione delle scommesse ippiche e della rete di vendita (come sta facendo, ad esempio incassando i proventi della vendita all'asta delle concessioni dei punti di vendita delle scommesse anche ippiche), l'ippica non può che accettarlo ma in tale caso deve ottenere come contropartita che lo Stato eroghi una somma fissa annua minima garantita all'ippica (così come fa con il CONI, avendo assunto la gestione delle scommesse sportive, cui da un contributo fisso superiore a 400 milioni l'anno)). Un importo fisso minimo almeno pari a 250 milioni di euro/anno (essendo 200 milioni la soglia di sopravvivenza) e la possibilità di beneficiare di incrementi in funzione dell'andamento delle scommesse ippiche potrebbe essere una formula in grado di ridare vigore e prospettive al settore.
Giova sempre ricordare che l'ippica è una attività di alto valore sociale perché è a tutti gli effetti la combinazione di più elementi: l'allevamento è una delle più nobili attività dell'agricoltura (al pari del settore vitivinicolo o caseario), una forma di "made in Italy" verde. Le corse sono sport e spettacolo, le scommesse ippiche una forma di divertimento intelligente (diversamente dalla ripetitività delle slot machines!), possedere cavalli da corsa deve tornare ad essere un motivo di orgoglio (come accade in tutto il mondo civile).
Vi sono poi altri elementi fondamentali per il futuro dell'ippica italiana: programmazione delle corse, tris, doppio totalizzatore, quota fissa ippica e palinsesto complementare, corse ippiche virtuali, antidoping, disciplina delle corse, TV ippica, tassazione delle attività del comparto. Velocemente:
Programmazione delle corse: bisogna avere una programmazione delle corse a livello nazionale ed un handicap centralizzato e non più affidata al singolo ippodromo, sia per avere omogeneità di giudizio che per oggettivo risparmio di costi. Anche il metodo della dichiarazione dei partenti deve e può essere innovato e modernizzato (sulla falsariga di quanto avviene in altre realtà ippiche). Le corse per essere giocate dal pubblico hanno bisogno di un minimo di intervallo tra l'una e l'altra, per dare il tempo di esaminare la corsa ed i partecipanti (in tv o direttamente sul campo). Due corse che si svolgono in contemporanea (come accade oggi) non si possono giocare. Quindi il palinsesto deve essere a gestione nazionale e prevedere una corsa ogni 10/12 minuti per l'arco di tempo più esteso della giornata, proprio per accontentare la più ampia fascia possibile di pubblico. Idealmente si potrebbe partire dalle 11.00 del mattino e proseguire senza interruzioni fino alle 19.00 organizzando quindi i Gran Premi nelle ore migliori della giornata e dando spazio a corse allievi, gentleman, professionisti, nelle diverse specialità trotto, galoppo, ostacoli. Nei paesi nordici ed in Francia - ottimi esempi di successo - ogni campo di corse organizza 12 o 13 corse nell'arco della giornata iniziando al mattino e finendo nel pomeriggio, eventualmente con un intervallo nell'ora di pranzo. In Italia devono essere abolite le scommesse sulle corse mattutine su eventi esteri di basso valore (corse sugli ippodromi di Paesi senza valore ippico) e sostituite da scommesse su corse dei cavalli italiani anche "anziani" o di più modesta qualità. Da includere nel palinsesto scommesse invece integralmente le corse internazionali di qualità, ad integrazione di quelle italiane, particolarmente importanti per l'eventuale presenza di cavalli italiani.
Tris ed evoluzioni: In Francia il Quintè plus con una sola corsa al giorno genera un movimento di gioco di circa 1,8 miliardi di euro (4 o 5 volte in più di tutto il movimento italiano delle scommesse sull'ippica) con resa percentuale ed assoluta elevatissima per la filiera ippica. Obiettivo italiano deve essere il rilancio della scommessa Tris, trasformandola in un prodotto come quello francese. Esistono studi che dimostrano la possibilità di arrivare a generare almeno 400 milioni di euro con tale formula di gioco, tale cambio (che prevede cambi sulla formula del gioco, sulla tassazione, sulla modalità di presentazione, sulla distribuzione .... su tutti gli elementi insomma) non è più rinviabile. Una sola corsa giornaliera, da programmare per tempo con la dichiarazione dei partenti tre giorni prima della corsa, con un campo partenti aperto e numeroso, da disputarsi in orario costante, scegliendo una fascia oraria adatta, (da valutare bene, una ipotesi potrebbe essere le 13.30 .... potrebbero essere l'occasione per avvicinare il pubblico che si riversa nei bar per l'intervallo di pranzo e non c'è offerta di giochi alternativi!), con una distribuzione estesa e una modalità di gioco facilitata (ispirandoci all'esempio francese che vede oltre ai punti tradizionali punti gioco con modalità facilitate e tecnologia ad hoc nelle edicole etc)....cambierebbe certamente la percezione del pubblico ed anche i volumi di gioco!
Doppio totalizzatore: semplicemente da abolire, dispendioso per il sistema e fastidioso per lo scommettitore. Un solo totalizzatore nazionale da esercitare a costi competitivi (oggi il costo può veramente essere ridotto al minimo). Pochi ippodromi principali, corse con tanti partenti, ben distribuite nella giornata - con un intervallo costante tra una e l'altra intorno ai 10/12 minuti - avrà l'effetto positivo di far crescere il volume di giocate su ogni corsa con effetti benefici per la quota di vincita. Quote di vincita più alte sono fondamentali per attirare nuove giocate! La gestione delle scommesse ippiche richiede un approccio specialistico e professionale, nel settore vi sono professionisti esperti che potrebbero ben contribuire a proporre interventi di natura tecnica in grado di rendere nuovamente competitive le nostre scommesse.
Quota fissa ippica e palinsesto complementare: da rivedere completamente, liberalizzando il palinsesto e predisponendo una percentuale fissa su ogni giocata (o sul margine) a favore dell'ippica, minimizzando il carico fiscale. In molte corse solo giocando a quota fissa si può ottenere un ritorno interessante, così come accade per il calcio ed altri sport popolari.
Corse ippiche virtuali: anche se generate dal computer, sono a tutti gli effetti ispirate alle vere corse di cavalli; per tale motivo deve essere prevista una percentuale del movimento da riversare a favore dell'ippica italiana.
Antidoping: Semplificazione procedurale, utilizzo dei modelli internazionali, riduzione del costo dell'attività, tempestività dei risultati, pubblicizzazione degli stessi, sanzioni forti ed esemplari, proporzionali alla gravità degli episodi, per dare una reale immagine di trasparenza al settore (e di garanzia per gli attori e per gli scommettitori). Necessario poi attivare una adeguata opera di comunicazione su tale attività (così come degli interventi delle giurie, sulle sanzioni etc)
Disciplina delle corse: fondamentale la qualità degli addetti e la terzietà degli stessi da tutti gli attori coinvolti. E' necessario premiare la professionalità e professionalizzare e standardizzare verso l'alto la qualità degli addetti che rivestono un ruolo di primissimo livello nella conduzione delle corse (anche non gettando al vento l'esperienza dei migliori per ragioni di età anagrafica!). Anche su questo aspetto esistono progetti articolati di revisione dell'attuale modello.
TV ippica e comunicazione: una televisione di servizio che riprenda e diffonda in modo professionale le immagini delle corse ippiche è fondamentale, così come essenziale la qualità delle immagini, la presentazione dei protagonisti (uomini e cavalli), la promozione dell'allevamento. La televisione ippica, essendo un costo pagato dall'ippica, deve essere un reale strumento del settore. Per questo motivo deve essere costituita un commissione composta da rappresentanti dell'ippica nazionale che coordini ed indirizzi l'attività del gestore tecnico. Non si può dare una delega in bianco al vincitore di una gara di appalto di servizi. Necessaria anche una ripresa di una comunicazione organica di settore rivolta al grande pubblico, non più rinunciabile nel mondo di oggi, puntando sull'allevamento e sul fascino delle corse di cavalli (ed anche valutando con attenzione la rinuncia all'uso della frusta, oggi sempre meno accettata dal sentire comune).
Tassazione delle attività del comparto: il settore sta ovviamente vivendo una fase difficile e tutti gli interventi citati sopra avranno bisogno di un minimo di tempo per essere realizzati e sviluppare tutto il potenziale, in un vortice positivo che eleverà tutto il comparto. Per anticipare gli effetti sarebbe utile una detassazione delle attività del comparto, azzerando (o riducendo al minimo) la tassazione "su tutti gli aspetti dell'attività ippica, intendendosi per tale la produzione dei cavalli da corsa, il trasporto, l'alimentazione, le attività di corsa, i premi, le attività collegate ed accessorie". Lo strumento della detassazione, impiegato in molti campi con effetti positivi e con il ruolo di acceleratore, è particolarmente indicato per l'ippica nazionale e costituisce un investimento relativamente piccolo per lo Stato in quanto i proventi da questa attività rischiano di azzerarsi nel giro di pochi anni se non si interviene con grande celerità a ribaltare una realtà che è da troppi anni in contrazione, in assenza di un pronto intervento.
La governance del settore: riteniamo assolutamente necessario mantenere il controllo da parte del Mipaaf, proprio in quanto attività di carattere agricolo, vista la prevalenza dell'Allevamento. Riteniamo necessario che si dia vita ad una Associazione (in ipotesi Associazione per lo sviluppo ippico italiano, ASII) dotata di tutti gli strumenti operativi per la migliore conduzione dell'attività ippica nazionale ed internazionale. Organo operativo dell'ASII sarà un Consiglio di Amministrazione che veda come componenti i rappresentanti (indicati dalle specifiche e più rappresentative associazioni di categoria) - per trotto e galoppo - degli Allevatori, dei Proprietari, dei Gentlemen, delle Categorie Professionali oltre ad un rappresentante degli Ippodromi, coordinati da un Presidente nominato con maggioranze qualificate e che veda la presenza come controllori di rappresentanti del Mipaaf (ed eventualmente del Mef). Tale Consiglio di Amministrazione ha la responsabilità di dare le linee di indirizzo strategico al comparto e decidere sulle materie più rilevanti (si ricorda che l'attività allevatoria ha bisogno di tempi lunghi - tre anni - per portare un puledro al debutto), in particolare la programmazione e la destinazione delle risorse.  ASII ha la rappresentanza dell'Italia nei confronti degli analoghi enti di gestione internazionali. I componenti degli organi ASII dovranno essere caratterizzati da alto profilo morale, professionale e riconosciuta capacità organizzativa e verranno adottati opportuni strumenti a tutela dell'interesse generale su quello particolare (conflitto di interessi). Nello svolgimento delle proprie attività si avvale del supporto offerto dalle Associazioni locali e dagli Enti Tecnici.
Associazioni locali: la governance a livello nazionale può essere rafforzata attraverso la creazione di organismi analoghi a quelli nazionali (con identica composizione) a livello del territorio attraverso la creazione di circoscrizioni sulla falsariga di quelle in uso ad esempio nelle principali associazioni allevatoriali. A livello locale potranno così essere affrontate le tematiche di interesse specifico territoriale ed avere la possibilità di produrre proposte organiche da veicolare al livello nazionale.
Enti Tecnici, strutture di natura privatistica che svolgono una funzione di interesse pubblico e generale. A suo tempo vi erano l'ENCAT (che si occupava delle corse al trotto), il Jockey Club che si occupava del galoppo in piano, la Società degli Steeple Chase che presiedeva l'attività in ostacoli e l'ENCI (Ente nazionale cavallo italiano). Questi enti vedevano la presenza di rappresentanti di tutte le parti in causa - allevatori, proprietari, allenatori, fantini, driver e maestranze - ed avevano il compito fondamentale, rimpianto da tutti, di dare gli indirizzi tecnici all'attività sportiva ed alla qualità. Solo gli Enti Tecnici possono garantire che le scelte che vengono fatte siano ufficializzate, discusse, modificate nel tempo attraverso un processo di reale coinvolgimento ed assunzione di responsabilità delle parti coinvolte. Agli enti tecnici da ricostituire spettano la definizione delle materie tipiche di settore (tipologie delle corse, i cavalli impiegabili, le categorie, i criteri per l'importazione dei nati all'estero, i criteri per l'inseminazione, le attività stalloniere etc etc) anche nei rapporti con l'estero, coordinate dal Consiglio di Amministrazione ASII.
Qualora lo Stato decida di mantenere la gestione delle scommesse ippiche e erogasse quindi un minimo garantito starà al Consiglio di Amministrazione decidere sull'utilizzo di quelle risorse e formulare proposte per le scommesse; qualora invece si decidesse di ridare all'Ippica Italiana la gestione diretta delle scommesse ippiche ed affini sarà necessario integrare nel Consiglio di Amministrazione anche una figura specializzata che si occupi dell'ottimizzazione del prodotto e della sua vendita."

 

 

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