La LAV parte civile nel processo per May's Windy
LA LAV (Lega Anti Vivisezione) comunica : “La LAV si costituisce parte civile nel processo che, presso il Tribunale di Venezia, vede imputato Alessandro Mulato(ex Giudice Nazionale di Performance ed ex Tecnico di Equitazione Americana di II livello) per aver causato, il l8 settembre 2006, la morte della cavalla May’s Windy dopo atroci sofferenze. May’s Windy era una cavalla purosangue, affidata presso un centro ippico in località Fossà del Comune di San Donà di Piave (Venezia), perché fosse addestrata da Alessandro Mulato.
“Mulato, quella sera verso le ore 23, dopo aver fatto lavorare la cavalla, la mise nel box e la legò con la testa alta, andando poi via. La mattina la cavalla venne ritrovata morta, ancora legata, da un frequentatore del circolo ippico. Venne reperito di fianco al box un secchio con acqua sporca di sangue e delle corde con un morso: pare che non solo l’avesse legata stretta ma addirittura con un morso in bocca.
“In breve tempo venne accertata la dinamica dei fatti: la cavalla era morta perché probabilmente per liberarsi da questa costrizione aveva sbattuto la testa procurandosi la frattura della parete orbitale destra (perdendo l’occhiodestro che non si vede più nelle foto). La stessa aveva una lacerazione in bocca di parecchi centimetri, dovuta probabilmente alle corde o al morso che aveva in bocca e che si era impigliato da qualche parte, probabilmente sul gancio ove era stata legata. Nella parte alta del box sono stati trovati residui di crine, altro segno che deve aver lottato con tutte le sue forze, presa dal panico. La frattura ha provocato una forte emorragia e la cavalla non potendo abbassare la testa deve essersi soffocata col suo sangue.
“Il decreto di citazione a giudizio rileva: la condotta criminosa posta in essere dall’imputato e ben descritta nel capo d’imputazione (reato di cui allart. 544 bis del Codice penale) perché, quale titolare del maneggio omonimo, procedeva a custodire per la notte la cavalla May’s Windy, a lui affidata, legandola ad un anello di ferro con una corda di lunghezza non superiore a sessanta centimetri e, quindi, adottando una modalità contenitiva che non consentiva la necessaria libertà di movimento all’animale medesimo, ne cagionava la morte per crudeltà o, comunque, senza necessità, dal momento che la cavalla, non potendo bere né mangiare, si agitava sino a collidere violentemente con le pareti del vano box dove era custodita o con lo stesso gancio con cui era legata procurandosi le fratture della regione orbitaledestra che ne determinavano la morte.
"Nel frattempo, la Commissione di Disciplina della Federazione Italiana Sport Equestri il 27 ottobre ha radiato Mulato definitivamente, dopo un primo periodo di sospensione: “Un segnale positivo e importante, perché esprime una ferma condanna per fatti così violenti e tragici, che ci auguriamo sarà preso ogni volta che si verificheranno analoghe atrocità” dichiara Sonny Richichi, responsabile del settore Equidi della LAV
“Per l’addestramento di questa cavalla, Mulatoavrebbe applicato metodi coercitivi purtroppo tipici della monta americana, portandoli all’esasperazione: tipo lavorare il cavallo durante la notte, impedirgli di bere e mangiare o legarlo con la testa alta per ore nel box - ha aggiunto Sonny Richichi - In generale, a prescindere dalle discipline sportive e dai vari tipi di monta, troppo spesso nei maneggi prevale la cultura della sottomissione del cavallo, con tutti i conseguenti metodi punitivi. Esistono invece metodi di approccio e di relazione con gli equidi molto diversi, che puntano al rispetto delle reciproche esigenze, che tengono conto soprattutto del benessere psicofisico dell’animale e che danno risultatidi gran lunga migliori”.
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Non è purtroppo la prima volta che accade. Ci piacerebbe pensare che fosse l’ultima. Ma affinché questo avvenga occorre attuare soprattutto delle strategie di prevenzione. Come? Promuovendo una reale conoscenza dell’animale cavallo, come essere vivente e senziente. Sviluppando, nei corsi di formazione, le tematiche inerenti il benessere. Trasmettendo una reale cultura equestre che formi , prima che atleti, degli autentici uomini di cavalli. Trovando nuove modalità atte a verificare quale sia l’atteggiamento psicologico nei confronti del partner animale della relazione equestre.
Certo, tutto questo è difficile e complesso, richiede lavoro, impegno e forse una seria e coraggiosa capacità di selezione. Ma senza di questo le tematiche del rispetto del cavallo restano lettera morta. Apprezziamo la decisione della commissione di disciplina della FISE di radiare definitivamente il responsabile della morte di May’s Windy . Quello che ci preoccupa è che il soggetto in questione avesse un brevetto di tecnico federale di II livello il che equivale, nelle discipline non olimpiche, al ruolo di istruttore. Quale tipo di relazione con il cavallo potrà mai aver proposto? (Maria Lucia Galli)


























