Morire non basta. Per i cavalli c'è la premacellazione
LO SAPEVATE che i cavalli prima di essere macellati vengono sottoposti ad un trattamento di premacellazione? Ce lo ha raccontato il sito del Corriere della Sera, www. Corriere.it, dell’8 febbraio. E’ un sistema brevettato che raggiunge il massimo della sua efficacia attorno alla quarantesima ora dall’inizio della sua applicazione. La denominazione ufficiale è ‘spappolamento sistematico e progressivo’. Ci sono voluti anni ed anni di sperimentazione. Oggi, finalmente, gli esperti annunciano che si è chiusa la fase artigianale della ricerca e si apre l’epoca della programmazione scientifica del trattamento dei cavalli. E, con comprensibile orgoglio, sottolineano il carattere democratico e popolare del sistema messo a punto. Tutti lo possono praticare senza difficoltà. Basta dotarsi di un minimo di strumentazione tecnica e di una coscienza adeguatamente refrattaria alla obsoleta mistica del rispetto della vita animale. E’ opportuno annotare, per inciso, come il sistema messo a punto costituisca anche un contributo di eccezionale rilevanza ai fini di verità sempre conosciute, ma ora finalmente dimostrate sul piano scientifico: non è vero che gli animali, e dunque i cavalli, siano esseri senzienti. Della qual cosa verrà tempestivamente informata la Comunità Europea. La quale dovrà subito provvedere a correggere le incaute affermazione contenute nell’ultimo Trattato, quello sottoscritto a Lisbona nel dicembre scorso, a proposito delle capacità senzienti degli animali.
Dunque, il protocollo applicativo è semplice. Gli elementi base sono: un camion per il trasporto dei cavalli; una tratta stradale di circa duemila chilometri, quanti ne corrono fra la Spagna e l’Italia, da percorrere mediamente in quaranta ore; quanti più cavalli riuscite a stipare, con il supporto di adeguate compressioni, sul pianale del suddetto camion.
I duemila chilometri andranno percorsi tutti in una tirata, tranne che per le soste fisiologicamente imposte dalla finitezza umana dell’autista. Durante queste soste, come del resto per tutto il viaggio, è severamente proibito dare da mangiare a da bere alle bestie. Sarebbe controproducente, oltre che inutilmente fastidioso, e comunque non dovuto, per chi dovrebbe provvedere. Appesantirli, visto la fine che debbono fare, sarebbe una inutile crudeltà.
Il tragitto si percorrerà a velocità consentite dal manto stradale o dalle condizioni del tempo, dai tempi di consegna al macello o da qualsiasi altro elemento si voglia, purché non abbia alcuna relazione, né diretta né indiretta, con le condizioni di viaggio in cui versano i cavalli. Infatti per loro non sono previsti né rischi né pericoli, avendo voi inizialmente provveduto ad incastrarli in modo tale da non lasciare il minimo spazio fra l’uno e l’altro. L’ammasso dei cavalli sul pianale dovrà apparire come un unico blocco compatto e serrato al punto tale da impedire loro ogni movimento che non sia quello, obbligato, del respirare. Pertanto, curve e tornanti, salite e discese, accelerate e frenate potranno essere effettuate a totale discrezione del conducente, senza che la natura del materiale trasportato costituisca condizionamento.
Intanto fra i trasportati la natura fa il suo corso: uno spettacolo che non finirà mai di stupire. Sembra quasi una magia da pietra alchemica constatare come, in queste condizioni di viaggio, già nella prima mezz’ora il livello di salmonella negli escrementi passi dal 18 al 46 per cento e di come, a fine viaggio, il numero di animali infetti passi dal 6 all’89 per cento.
Ma non basta. Chiusi, stretti, serrati, affamati e assetati i più deboli soccomberanno.
Stramazzando, commetteranno il tragico errore di occupare più spazio di quanto è stato loro assegnato. Un atto che gli zoccoli dei compagni di viaggio sanno come punire. Si va dalla tumefazione, allo squarciamento delle carni, alle lesioni interne che in breve tempo trasfigurano l’usurpatore di spazi altrui in carcassa ansimante e sanguinolenta. Buon appetito, ippofagi!

























