Numeri e Qualita’. Il problema del galoppo
Elencare problemi è disciplina olimpica. Tutti, compreso ovviamente chi scrive, vantano una medaglia d’oro in bacheca . Siamo un popolo di elencatori. Per fortuna esistono poi i risolutori. Volete un esempio ? Dicembre 2025, Capannelle chiusa.
Tutti, davvero tutti, ad elencare i problemi : manca questo, serve quest’altro, adesso come si farà, bisogna fare presto assolutamente e via col tango. Io non avrei scommesso un copeco , San Tommaso è il comune Maestro di tutti, sulla riapertura nel 26.
Per me era impossibile rigenerare la pista in erba e poi mancava tutto ancora a maggio. Invece , non solo Capannelle è stata riaperta ad inizio settembre ( in tantissimi davamo per certo almeno uno slittamento anche di un mese) ma giusto domenica 20 settembre, con ottimo concorso di pubblico, abbiamo festeggiato i cento anni da un’altra riapertura , anzi completa ristrutturazione, che nel 1926 ci ha consegnato la Nuova Capannelle, quella attuale. E la pista , abbiamo fatto passeggiata, è straordinariamente perfetta, elastica. Chapeau.
Poiché elencare i problemi permette di ottenere medaglie olimpiche , ecco subito che lanciamo , sgarbatamente, sul tavolo , già pieno di faldoni, dell’ingegner Chiodi, si stuferà di ascoltarci, un grido di allarme , non di dolore. Il Galoppo ha bisogno di risolvere un problema importante, fondamentale e pericoloso per la deriva che può provocare.
Lo so, neanche il tempo di gioire per il Centenario. Se non risolveremo, cioè risolveranno, il problema del pericolosissimo deficit quantitativo di cavalli e di conseguenza quello , culturalmente ancora più grave, ovvero qualitativo, ebbene il rischio che il Galoppo correrà sarà massimo. Lo so, sono apocalittico ma non è un gioco delle parti. Il problema è serio…. sul serio.
Da diverso tempo , tanti amici me lo segnalano in continuazione, siamo passati da buone medie partenti per corsa ad una pericolosa deriva che ci ha consegnato corse con quattro , oppure cinque partenti ma con un paio giusto per fare numero. Va da se che questa situazione determina una serie di conseguenze , nell’immediato o nel futuro prossimo. La più nefasta sarà la perdita di affezione, interesse, partecipazione degli appassionati.
Attenzione. Non si tratta di un fenomeno solo di oggi. Vero, sono più di 50 anni che , pian piano, le nostre corse al galoppo ci hanno consegnato medie partenti pienamente accettabili. Tuttavia alla fine degli ani 60 , con poche eccezioni, erano proprio i partenti che scarseggiavano ed era cosi dagli anni 20. Se andate , solo per fare un esempio, a ricostruire la carriera di Nearco, il sommo, scoprirete che ha quasi sempre disputato corse con tre, quattro o cinque partenti compreso lui .
Non solo , un paio eran anche suoi battistrada, quindi correva praticamente solo. Cosi ecco anche spiegato il perchè dei reiterati impegni , uno dietro l’altro che il Senatore gli diede. Erano solo lavori e non corse. Tanto è vero che , prima del Milano e del successivo Paris, la corsa vera gliela diede Lui con il famoso e storico trial con Ursone e Bistolfi.
Attenzione di nuovo : pochi partenti , vero, ma qualità assoluta dagli anni 20 a seguire. Questo fu il segreto. Giusto per rinfrescare , con molte omissioni citando a memoria, Apelle, Scopas, Ortello, Crapom, Pilade, il Cavaliere, Sanzio, Navarro, Delleana, Erba, Nogara, Jacopa del Sellaio, Archidamia, Orsenigo, beh certo Nearco, Niccolò, Macherio, Bellini, Tenerani, Astolfina, Tokamura, Toulouse, Botticelli, Ribot….. già e poi Tissot, Molvedo, Exar acquistato yearling, come Prince Royal, poi Marguerite, Tadolina, Appiani Sedan, Stratford, Rio Marin, Fante, Hogarth , Ruysdael.
Non vi voglio annoiare ma sapete bene tutti che l’elenco prosegue eccome anche dagli anni 70, allevati e importati, con un folto numero di campioni espressione della valenza somma del nostro turf. Fino ad oggi, anzi ad un lustro fa.
Ora mancano i numeri, la quantità, suvvia eravamo abituati , esempio, ad HP con minimo 12 ma sovente una quindicina di partenti ed ora siamo arrivati al limite doloroso dei tre, persino. Ciò che più preoccupa, è una sensazione ma c’è anche il conforto dei risultati, è il complesso della qualità che tende a latitare salendo nel livello.
Lasciamo stare le pattern che, lodevolmente, vengono difese alimentando presenze qualitative di ospiti stranieri che dovrebbero garantire quasi salvezza. Mi aspetto molto dal prossimo Jockey Club , scelta, quella di farne il faro autunnale del nostro Turf, che reputo straordinaria.
Tuttavia , dalle listed in giù , quindi super condizionate ex listed, Super Handicap , poi HP, condizionate tradizionali, oltre a rilevare mancanza di numeri di partenti mi preoccupa molto il livello qualitativo che, dai lo si avverte, non è quello che avremmo atteso. Perché è un pericolo ? Perché se oltre ai numeri manca una complessiva qualità si finisce sull’orlo del burrone, dal quale sarà molto dura risalire. La qualità è imperativo categorico nato insieme al Turf , è il suo fine.
Bravo, ora che hai elencato il problema , lanciato l’allarme, dacci anche la soluzione. Chiedo perdono ma non riesco a trovarla o almeno ad indicare con precisione una strada. So che è fondamentale ricostituire un terreno di coltura ( con la O) per far lievitare la nostra Cultura ( con la U) per riallacciare il fil rouge intellettuale a quello che dagli anni 20 ci illumina. Un respiro culturale adeguato può ricreare le condizioni per una risalita qualitativa e logicamente quantitativa.
Certo da solo non può bastare, servono investimenti, occorre recuperare lo slancio, la voglia di primeggiare, lo spirito conseguente di emulazione di proprietari e allevatori. Dobbiamo uscire dalla pericolosa routine che senza accorgercene ci sta tirando molto in basso. Vero, abbiamo poche risorse rispetto al passato ma le abbiamo, grazie sempre alla legge Zaia, dobbiamo evitare la tentazione della mera distribuzione, guai. Il Turf è competizione, selezione , qualità se possibile assoluta.
Di una cosa però sono certo : serve il concorso di tutti , ognuno deve portare acqua al nostro mulino. Tireremo un sospiro di sollievo quando torneremo ad avere corse con otto o nove cavalli in media e , soprattutto, quando avremo chiara percezione che i nostri cavalli saranno dotati di una qualità almeno del 30 o 40 per cento superiore alla attuale ( eccezioni meritorie escluse). Sono un grullo ( con la U) parlante , a rischio martellata ma sono anche sicuro che questo è il vero problema del nostro Galoppo : quantità e qualità .
Sono anche certo che il problema verrà affrontato e vedrete che sarà anche risolto, sapendo che servono dai tre ai cinque anni di impegno e investimenti. Quindi bisogna muoversi subito. Soprattutto a favore dell’Allevamento che è tutto per un sistema ippico . E’ la sua Cultura.



























