Quale ruolo per le Associazioni di categoria?
Torno con la Vostra newsletter e lo faccio con una domanda presente nel titolo, che è sì provocatoria, ma non così tanto come pare.
Vi invito dunque a porvi la questione e "marzullianamente" anche a darvi una risposta, sono convinto che saranno svariate, con declinazioni del ruolo delle Associazioni molto differenti tra loro. Premetto che chiedersi quale ruolo si ritiene la propria Associazione debba svolgere non è domanda da poco, ma è fondamentale per poter contribuire al meglio allo sviluppo della Associazione stessa e del settore ippico nel suo complesso, cosa che rappresenta un "dovere morale" per ogni socio e appassionato ippico.
Partiamo come sempre dall'inizio ed è innegabile che, come previsto dai vari Statuti, una Associazione di categoria abbia tra i suoi compiti la difesa e lo sviluppo della categoria che rappresenta, nel nostro caso i Proprietari. Fin qui direi che siamo tutti d'accordo, ma le cose si complicano quando questa enunciazione viene portata nella realtà quotidiana, quindi il ruolo concreto, cui faccio riferimento in premessa. Cosa si intende concretamente?
Il ruolo che una Associazione (quale essa sia, non conta se parliamo di Proprietari o Allevatori o altri attori) deve ricalcare quello di una lobby? Seguendo l'impostazione americana del termine, per attività di lobby si intende lavorare per influenzare a proprio vantaggio le decisioni del Governo o di altri organi della pubblica amministrazione. Sicuramente il ruolo è in parte quello di fare gli interessi dei propri Soci, ma può fermarsi solo a questo la nostra azione? Una Associazione che vuole solo il bene dei propri associati compie in pieno il suo operato?
Sono abbastanza incline a pensare che una Associazione di categoria ippica debba cercare di andare oltre e per fare questo debba avere una visione a 360 gradi, che sappia coniugare il benessere della categoria che rappresenta con il benessere del settore nella quale è inserita.
Personalmente ritengo quindi che non dovremmo equipararci a una Associazione che persegue il puro miglioramento economico dei suoi associati, penso, come caso estremo e paradossale, alla celeberrima Rifle Association americana, che fa spesso da paradigma quando si parla di lobby potenti e incisive. Tale entità ha come fine unico lo sviluppo del mercato delle armi in America, a prescindere dai tanti risvolti sociali che questa pratica porta con sé.
U.P.G., invece, va oltre e proprio per il suo non essere unicamente una lobby commerciale, deve sempre porsi il tema se le sue iniziative siano di aiuto e di supporto al miglioramento del sistema ippico nel suo complesso.
Per fare un esempio di questa visione, vi ricordo la condivisione della proposta formulata dall'Associazione fantini di incrementare la retribuzione delle singole monte in corsa, importi da troppi anni fermi e che proprio guardando al miglioramento del settore, anche in contrasto con l'interesse a breve termine dei Proprietari, l'Associazione ha appoggiato. Ma un altro esempio è l'impegno costante che tutte le Associazioni di categoria hanno svolto nei confronti delle varie vicissitudini legate alla continuazione dell'attività in certi ippodromi. L'impegno è stato enorme e soprattutto vi assicuro che in alcuni casi si è andati anche oltre alle funzioni che una normale associazione di categoria dovrebbe svolgere, anche in questo caso solo per il bene ultimo del sistema galoppo nazionale.
Questo attivismo, che a mio avviso rispecchia il vero ruolo che le Associazioni debbono svolgere, porta però con se un altro aspetto che vado a presentarvi e che ritengo basilare per inquadrare meglio il ruolo delle Associazioni.
Una lobby classica infatti ha, come abbiamo visto, un ruolo che è quello di influenzare e indirizzare il decisore verso scelte a favore della categoria che la lobby rappresenta, quindi ha un ruolo netto e chiaro di controparte. Possiamo dire lo stesso per una Associazione di Categoria?
Questo è un aspetto centrale perché troppo spesso le decisioni dell'Ente gestore, che, lo ricordo ancora, è l'unico titolato a governare l'ippica, sono lette come decisioni delle Categorie. Molto spesso si traduce una scelta Ministeriale con una scelta dettata dalle Categorie e questo è fuorviante. Del resto, in parte anche in contrasto con quanto appena affermato, non possiamo negare, anzi, che il confronto con il Ministero esista e che da tale confronto discendano decisioni talvolta in linea con le richieste delle Categorie.
Tuttavia è pur vero che le scelte finali spettano al MASAF, ne discenderebbe che il nostro ruolo è in parte coincidente con quello di un Sindacato o, forse in modo più aderente, a un organo in stile Confindustria, ma quale che sia, comunque un organo che si siede simbolicamente dall'altra parte del tavolo nelle trattative. Quindi, siamo sì ascoltati e ci si confronta, ma ogni decisione viene poi presa da un Organismo di cui non facciamo parte.
Eppure di contraltare con quanto qui sopra riportato, quante volte ci viene richiesto dalle Istituzioni di fare squadra, che significa non solo remare tutti dalla stessa parte, ma anche essere parte di un unico organismo.
Metaforicamente la differenza è tra sedersi a un tavolo rettangolare con ai due lati soggetti differenti, oppure sedersi tutti assieme a una tavola rotonda, inutile spiegare perché che l'approccio è per forza di cose molto diverso e ne discendono responsabilità e impegni distinti.
Quindi quale ruolo per le Associazioni? Pura controparte o invece membro di un'unica squadra con il Ministero, magari ognuno con compiti distinti ma tutti con la medesima casacca?La domanda è rivolta non solo al nostro interno, ma credo debba anche essere materia di riflessione per le nostre Istituzioni. Mi piacerebbe che a questa questione ci fosse una reale risposta da parte di tutti. In attesa di leggere le vostre idee sul tema, vi saluto e vi do appuntamento al 07 dicembre a Pisa dove sarà in programma l'edizione 2025 dell'ormai tradizionale Premio Unione Proprietari Galoppo, occasione sia per passare una bella giornata di corse nello scenario incantevole di San Rossore, sia un modo per incontrarci e discutere tra di noi, momento imprescindibile dell'attività della nostra Unione.
Il Presidente Antonio Viani





















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