
da sinistra la conversione di San Paolo del Caravaggio, più a destra quella di Alessandro Bonvicino, detto il Moretto
Un cavallo al centro della scena
C’è un famoso dipinto di Caravaggio in cui un cavallo, messo al centro della scena, appare il protagonista principale. Si tratta de “La conversione di San Paolo” e si trova a Roma, nella chiesa di Santa Maria del Popolo.
Paolo di Tarso era un feroce persecutore di cristiani e la sua conversione avvenne in sella lungo la via di Damasco. All’improvviso lo avvolse una luce e, disarcionato, udì la voce di Gesù che gli chiedeva perché lo perseguitasse. Caravaggio coglie l’attimo in cui Paolo è a terra con le braccia alzate al cielo, ma il cavallo domina fisicamente la scena, attirando l’attenzione.
L’originalità di Caravaggio sta nel mettere l’animale in primo piano raffigurandolo da dietro, una prospettiva considerata indegna e offensiva per quel periodo. La mole dell’animale è prevalente in termini visivi e di spazio, offrendo l’immagine di un cavallo completamente diversa da quella tradizionale. Esistono altre versioni della conversione di san Paolo, come quella di Alessandro Bonvicino, detto il Moretto, nella chiesa di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso, a Milano, ma il cavallo è ritratto di fronte secondo l’iconografia classica.
Il cavallo di Caravaggio non è una razza pregiata, come l’Andaluso del Moretto, ma è un pezzato con i crini lunghi dei cavalli da tiro, di cui risaltano la muscolatura, la pelle sottile e le vene in rilievo grazie alla luce che caratterizza la sua pennellata.
Luce che illumina il buio del mondo umano creando contrasto tra vita e morte. Caravaggio è definito il pittore della realtà, che fotografa in maniera cruda, senza idealizzare i protagonisti ma rappresentandone l’aspetto pragmatico e la caducità.
Nella “Canestra di frutta” dipinge una mela bacata e foglie con insetti a sottolineare, ancora una volta, il contrasto tra l’imperfezione della vita e il deterioramento della morte. Come modelli usava la gente comune, ragazzi di strada e prostitute per raffigurare santi e madonne, creando notevole scandalo. Lo stesso ha fatto con il cavallo, definito indecoroso, prendendo a modello un soggetto non di nobili origini e raffigurandolo dalle terga.
Ne la “Vergine dei Pellegrini”, nella Basilica di Sant’Agostino, Caravaggio rappresenta i committenti, il Marchese Cavalletti e la moglie, come poveri popolani inginocchiati con i piedi sporchi e gonfi per il cammino. Un’audacia che scatenò ancora una volta scandalo, ma con cui il pittore voleva esaltare i valori cristiani dell’umiltà sottolineando la devozione che spinge le persone comuni a sopportare la fatica del viaggio, in contrasto con l’agio della nobiltà.
Entrare in una chiesa e vedere un cavallo in primo piano fa impressione, perché un esemplare così realistico cattura lo sguardo e fa dubitare di trovarsi in un luogo sacro. L’animale domina la scena, si è ribellato al suo cavaliere e rischia di schiacciarlo. I critici dell’arte raccontano che la realtà bruta domina l’uomo, che si trova alla sua mercé: il peccatore cade ma si rialza con la redenzione.
Un contrasto che ha caratterizzato le opere di Caravaggio, la cui impulsività lo portò a fuggire a seguito di una condanna a morte per omicidio, intensificandosi nella parte finale della sua breve vita.
Il ruolo da protagonista del destriero si individua anche nel significato della rappresentazione: l’animale pare sbarrare la strada al peccatore, quasi a impedirgli di perseverare nel suo errore e solleva la zampa per avvertirlo. Nel passato chi deteneva il potere stava in sella a un cavallo, osservando il mondo e le persone dall’alto al basso. Qui San Paolo è a terra, nella polvere, vulnerabile anche al suo destriero, ma il cambio di prospettiva gli offre la possibilità di guardare verso l’alto, accogliendo la luce divina che lo illumina, provocandone dapprima la cecità e poi la conversione.
La modernità di Caravaggio è evidente in questo quadro che affascina chi ama i cavalli, perché riesce a renderne la bellezza, ma non solo.
Lo sguardo del cavallo è, infatti, emblematico. A differenza dei critici d’arte, non vi leggo la ribellione all’uomo o la volontà di schiacciarlo ma esattamente il contrario. Gli occhi dell’animale indicano il legame col cavaliere e il senso di protezione che lo spinge a non appoggiare la zampa per evitare di ferirlo. Una sensibilità che contribuisce ad aumentare la grandezza del pittore e che può apprezzare solo chi conosce il fascino che il cavallo esprime come compagno e non come oggetto di prestigio.
Dopo alcuni anni in cui la Chiesa di Santa Maria del Popolo è stata chiusa per restauri, la Conversione di San Paolo di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, è un’opera che merita di essere ammirata dal vivo per apprezzarne la profonda bellezza.



























