Che cosa significa essere un cavallo? Riflessioni sul lavoro di Marthe Kiley-Worthington
Che cosa significa essere un cavallo?
La domanda non riguarda soltanto le capacità cognitive di una specie animale, né si esaurisce nello studio dei suoi comportamenti. Implica un problema molto più ampio: in quale misura possiamo comprendere l’esperienza di un essere vivente diverso da noi, senza interpretarla esclusivamente attraverso la nostra esperienza?
È questo il problema che si pone Marthe Kiley-Worthington nel libro Horse Watch: What It Is to Be Equine (JA Allen & Co, 2005).
L’opera si erge su tre pilastri ben chiari: l’etologia, lo studio dell’apprendimento e la riflessione filosofica sulla mente animale. Il suo scopo non è quello di attribuire al cavallo facoltà simili a quelle umane, ma comprendere come percezione, memoria, apprendimento, emozioni e relazioni sociali concorrano a organizzare la sua esperienza del mondo.
Ma il tema della coscienza rappresenta uno degli argomenti più delicati e interessanti del testo. Per chi ama i cavalli e ne osserva quotidianamente i comportamenti, è difficile non riconoscere in essi individualità, preferenze, memoria, capacità di apprendere e risposte emotive che sembrano andare ben oltre il semplice automatismo. Ma proprio ciò che appare evidente nell’esperienza diretta pone una questione scientifica: che cosa possiamo realmente sapere della loro vita mentale?
La questione si fa ancora più complessa quando l’autrice prende in esame emozioni e comportamenti associati a forme più articolate di vita mentale: empatia, condivisione, gelosia, lealtà, senso di colpa e possibili forme di consapevolezza degli stati altrui. Sono fenomeni che meritano di essere indagati, ma che non possono essere identificati automaticamente con le corrispondenti esperienze umane. Questo non significa negare la possibilità di un’esperienza emotiva, ma riconoscere che dobbiamo studiarla a partire dalle caratteristiche e dalle modalità relazionali della specie. È qui che l’etologia diventa indispensabile. L’osservazione prolungata, la conoscenza del comportamento naturale e l’analisi del contesto permettono di andare oltre le impressioni immediate. Allo stesso tempo, il rigore scientifico non dovrebbe trasformarsi in un pregiudizio che riconosce valore soltanto a ciò che può essere misurato. La difficoltà di dimostrare una particolare forma di consapevolezza non equivale alla dimostrazione della sua assenza.
Il merito dell’approccio di Kiley-Worthington sta proprio nel mantenere aperta questa tensione tra ciò che sappiamo, ciò che possiamo ragionevolmente ipotizzare e ciò che resta da dimostrare. Comprendere il cavallo non significa attribuirgli una mente umana, ma neppure ridurlo a un organismo che reagisce agli stimoli. Per fare questo dobbiamo riconoscere che siamo di fronte a un altro soggetto vivente, dotato di una propria modalità di percepire e affrontare il mondo, e che la nostra responsabilità consiste nel cercare di comprenderlo con curiosità, competenza e umiltà.
L’importanza di Horse Watch va valutata soprattutto alla luce del problema che pone e del metodo con cui lo affronta. Considerare il cavallo come soggetto di un’esperienza propria comporta conseguenze che riguardano sia la ricerca sia le pratiche di allevamento, gestione e addestramento. Se il comportamento è influenzato dall’ambiente, dalle relazioni e dallo stato emotivo, il benessere non può essere valutato soltanto in base all’assenza di malattie o alla disponibilità di cibo e riparo. Diventano rilevanti anche le possibilità di movimento, l’accesso alle relazioni sociali, la varietà delle esperienze e le condizioni in cui l’animale può esprimere il proprio repertorio comportamentale. Allo stesso modo, una risposta indesiderata non può essere compresa pienamente senza considerare la sua storia e il contesto nel quale si manifesta.
(Allerta spoiler) La domanda «che cosa significa essere un cavallo?» non trova una risposta definitiva nel libro, e probabilmente non la si troverà mai ma la sua rilevanza sta nell’averla posta al centro dell’indagine.
Zoologa ed etologa, Marthe Kiley-Worthington ha conseguito un dottorato in etologia all’Università del Sussex nel 1969 e, nel 2000, un M.Phil. in filosofia all’Università di Lancaster, approfondendo la mente animale. Tra le sue principali pubblicazioni figurano The Behaviour of Horses: In Relation to Management and Training (1987), dedicato al comportamento equino e alle sue implicazioni per la gestione e l’addestramento, Equine Welfare (1997), sul benessere e sulle responsabilità umane nei confronti dei cavalli, ed Equine Education (2004). Horse Watch: What It Is to Be Equine (2005)




























