Crisi dell'ippica: la Politica si sveglia
ma gli ippodromi restano chiusi
IPPODROMI ancora chiusi in tutta Italia. Nel dodicesimo giorno senza corse di cavalli la conferenza-stampa organizzata dal Comparto Ippico a Roma ha deluso chi sperava in una schiarita (sia pure minima) nella protesta ad oltranza del Trotto, del Galoppo e della maggioranza delle Società di corse (proprietari e gestori di ippodromi). Cera molta gente questa mattina in Via del Corso, molti con la maglia azzurra “Save Italian Racing” ormai di rigore, davanti al grande albergo che la memoria degli “addetti ai lavori” non può non associare all’ippodromo Tor di Valle. Tanti, venuti da tutta Italia. Alcuni con i nervi a fior di pelle: Mario Masini, presidente dei proprietari di galoppo, è stato aggredito da un personaggio del trotto ormai famoso per il suo carattere focoso e per le sue intemperanze.
Una conferenza stampa decisamente anomala. Si è tenuta in una “saletta” al primo piano. Il Comparto Ippico ha distribuito un comunicato ufficiale (vedi file a parte) per cui non ha parlato nessuno dei “capi” del movimento. Il giornalista Marino Bartoletti, rigorosamente in maglietta azzurra con il “Save Italian Racing”, ha condotto da par suo la mattinata. Protagonisti sono stati alcuni eminenti parlamentari (vedi file a parte) che hanno dimostrato come la passione e l’amore per i cavalli siano davvero bipartisan. Non per essere maligni, ma viene spontaneo chiedersi come mai la Politica si sia svegliata solo quando si è accorta che l’Ippica è in agonia...
Il nodo della vicenda è nella famosa legge 185 con cui lo Stato per tre anni (2009, 2010 e 2011) ha dato un contributo molto sostanzioso al settore, che stavolta ne avrebbe davvero bisogno per non morire: tutti sanno dei tagli operati dall’ASSI (ex UNIRE) in seguito al crollo del movimento delle scommesse. Il ministro Catania, una settimana fa parlando alla stampa, ha escluso qualsiasi intervento in tal senso da parte del Governo. Non resta che sperare in un emendamento al “Milleproroghe”, cosa che gli stessi parlamentari hanno ritenuto estremamente difficile da attuare.
La giornata è proseguita con la manifestazione davanti al Parlamento (parecchia confusione, qualche tafferuglio con la Polizia per una bomba-carta) e poi la conclusione con l’ennesimo trasferimento sotto la sede dell’UNIRE in Via Cristoforo Colombo.



























