Fieracavalli, troppe ombre e poca luce
ECCOLA QUI, FIERACAVALLI… Fieracavalli? Dunque, vediamo di fare il punto. Il primo giorno, si sa, si gira per i padiglioni, si incontrano gli amici, si cercano le novità. Il pubblico è scarso, ma anche questo non fa notizia. E’ sempre stato così il primo giorno, anche se quest’anno… Però ci sono più padiglioni (almeno due) e quindi può essere solo una sensazione, vedremo nei prossimi giorni. E le novità? Qui la faccenda si fa complicata. Temo, a dirla, di essere stata affetta da qualche evento allucinatorio. Il villaggio delle tradizioni è attivo, ma forse ne andrebbe rivisto il nome. Suggeriamo di aggiungere “culinarie” e sarà perfetto! Sarà perché alcuni espositori non sono ancora riusciti a far entrare parte degli oggetti da esporre ma l’aspetto eno-gastronomico domina nettamente su tutto. “ Una disorganizzazione organizzata - ha sospirato tra l’ironico e il rassegnato uno di loro - speriamo che domani vada meglio!”
Muovendosi tra i vari padiglioni, si ha la sensazione surreale di vedere una sorta di sintesi, un po’ creativa, di quanto di meglio ha saputo fare in termini fieristici l’ente Veronafiere. Nel salone del bambino panificatori e produttori di olio. Per carità, utile e sensata l’informazione alimentare, ma che c’entra con i cavalli? A fianco di alcuni gruppi di operatori seri e capaci, che a fatica cercano di svolgere il loro lavoro, una miriade di animatori più o meno canterini che animano soprattutto il microfono nel quale urlano, superando di molto i limiti dell’inquinamento acustico. Viene da chiedersi come riescano a sopravvivere le orecchie di cavalli, muli e asini i quali (ma forse non tutti lo sanno) hanno un udito molto più sviluppato dei bipedi umani. Girando, abbiamo notato mucche maremmane (e per un attimo sembrava di essere a Fieragricola) e un’accurata presentazione delle strade del vino: le percorrono i cavalli, oppure siamo a Vinitaly?
GIA’, I CAVALLI. Hanno fatto ore ed ore di fila (nella giornata di martedì e mercoledì fino quasi all’alba) per poter entrare in fiera. Viene da pensare che, dopo ore di viaggio estenuante in van, forse si aspettavano un’accoglienza un po’ più attenta ai loro bisogni. Certo, quest’anno c’era la complicazione dei controlli veterinari legati alla verifica del test di Coggins. I tempi di attesa sono aumentati a dismisura ma si sarebbe potuto aumentare anche il numero dei veterinari… E comunque i cavalli scaricati per strada, tra macchine che passavano e persone a piedi, non sono certo il top della sicurezza né per i bipedi né per gli innocenti quadrupedi.
Comunque i cavalli ora sono qua e come sempre alcuni spettacoli non sono proprio edificanti. Non è certo colpa della fiera, ma alcune regolette etiche sarebbe proprio così difficile proporle e poi rispettarle? Per esempio i due cavalli di pura razza spagnola, ai quali è toccata in sorte la ventura di fare da testimonial nel padiglione, tra caldo e rumore, erano proprio indispensabili? E perché legarne uno con una corda così corta da impedirgli qualsiasi movimento che non fosse infilare la testa nella mangiatoia? Proviamo a formulare un’ipotesi. Se un cavallo dal mantello grigio si stende rischia di…macchiarsi. Serve lavoro per farlo ritornare candido e allora è meglio che sia lui a starsene immobile…tanto in fondo è solo un animale. E l’associazione di allevatori che si ostina a volerli lì (quest’anno al posto dei due loculi della passata edizione, ci sono due civilissimi box, ma la sostanza cambia poco) crede davvero di farsi una buona pubblicità?
D’accordo, siamo in una fiera, ma questo vieta di tentare di proporre un minimo di cultura equestre, venendo incontro alla sensibilità di un numero sempre maggiore di appassionati del settore? Ancora: d’accordo per la kermesse, ma i cavalli che giravano alle due di notte tra i tavoli del Villaggio delle Tradizioni siamo sicuri che fossero uno spettacolo di qualità? Certo la Fiera non può controllare tutto, ma una commissione etica, voluta dalla Fiera, lo potrebbe fare. Cosa si aspetta a crearla e a renderla operativa?
FIERACAVALLI dovrebbe essere anche un momento di incontro tra i neofiti e il mondo del cavallo, dovrebbe essere (e in certi momenti lo è stata) un momento di riflessione collettiva che è anche una festa dedicata all’unico vero protagonista della manifestazione: il cavallo. Invece si oscilla tra la fiera della porchetta e Horsesense! Già, Horsesense. Vediamo di capire. Proporre in un ambito riservato un’immagine oleografica del cavallo pensando di legarlo al glamour, come se lui che da millenni rappresenta, in popoli e culture diverse, l’immagine stessa della bellezza, dell’istintualità e del sogno ne potesse avere bisogno, suona vagamente patetico.
L’arte equestre, quella vera e non quella dipinta, o poggia sul rispetto del cavallo o non è. Il glamour nell’equitazione vuol dire non vedere speroni con le rotelle, cavalli con le anche di fuori o che “marcano” vistosamente e vuol dire (anche in una fiera) condizioni di scuderizzazione che consentano almeno di ridurre gli inevitabili disagi ai quali sono sottoposti quelli che dovrebbero essere gli “ospiti d’onore” dell’evento.
Da questa edizione di Fieracavalli, più che un’immagine, porterò con me un suono: quello della sbattere insistente, ripetitivo, ossessivo della testa di un cavallo contro la parete del suo box. Intorno, a rispondere non c’era nessuno!




























