Giostra dei Ventimiglia spettacolo equestre coinvolgente, ma potrebbe migliorare
Giunta alla trentanovesima edizione, la Giostra dei Ventimiglia si tiene ogni anno nella prima settimana d’agosto. Quest’anno si è svolta domenica 2 agosto 2026. A Geraci Siculo. Nelle Madonie. È un appuntamento equestre che rievoca quel mondo medievale che, in questo territorio, ha rappresentato l’età d’oro, quando le Madonie erano il cuore della Contea di Geraci.
I Ventimiglia erano una delle famiglie nobiliari più potenti e influenti della storia siciliana e italiana, capace di dominare la Sicilia centro-settentrionale per oltre cinque secoli, dal Medioevo all’Ottocento. Di origini liguri, i Ventimiglia legarono indissolubilmente il proprio nome a Geraci Siculo trasformando quel piccolo borgo, arroccato a nido d’aquila su uno spuntone roccioso, in “capitale” del loro vasto stato feudale.
Nel territorio madonita, la famiglia favorì l’allevamento di cavalli robusti, adatti sia alle asperità del terreno montano sia alle cariche in battaglia. Possedere cavalli di alta genealogia era uno status symbol assoluto. L’arte equestre e i giochi cavallereschi non erano semplici svaghi per i Ventimiglia, ma costituivano il fulcro del loro potere militare, politico e sociale. In epoca medievale, i tornei e i giochi d’arme non erano spettacoli teatrali, bensì veri e propri allenamenti militari. Attraverso questi giochi, i cavalieri dei Ventimiglia perfezionavano la coordinazione, la forza e la precisione d’impatto necessarie in battaglia. I giochi di abilità e di esibizione, come il gioco del saraceno, il lancio del giavellotto e il prelievo degli anelli con la lancia in corsa, servivano a mettere alla prova la simbiosi totale tra il cavaliere e il suo destriero a alta velocità.
Oggi, nella giostra di Geraci, i Giochi Cavallereschi del XIV secolo rappresentano il cuore della festa. I cavalieri provenienti dai 39 comuni dell’antica contea si sfidano in spettacolari prove di abilità e destrezza. Le gare si svolgono presso il nuovo Campo di Dressage, ubicato all’ingresso settentrionale del paese. Una suggestiva sfilata con decine di figuranti in costumi d’epoca del Trecento, tra dame, cavalieri, armigeri, musici e sbandieratori, ha attraversato le vie del paese fino al Campo di Dressage.
Poi è arrivato il momento dei cavalli e dei cavalieri.Le Tre Prove Cavalleresche della Giostra.Tradizionalmente, il cuore agonistico della manifestazione si articolava in tre classici giochi medievali di destrezza:
Il Saraceno: il cavaliere deve colpire con la lancia il bersaglio (lo scudo) di un pupazzo girevole raffigurante il Saraceno. L’obiettivo è colpirlo con precisione ed evitare il ritorno del flagello rotante, che potrebbe colpire il cavallo o il cavaliere in caso di un passaggio troppo lento o errato.
Il Gioco degli Anelli: il cavaliere deve infilare con la lancia, in piena corsa, una serie di tre anelli appesi lungo il percorso. Gli anelli hanno diametri progressivamente più stretti e a ciascuna misura corrisponde un punteggio diverso.
La Rosa: questa prova richiede la massima sintonia tra cavaliere e destriero. Con la mano destra, il cavaliere deve sfilare una rosa (o un fiore simulato) da una sagoma o da un supporto all’altezza d’uomo, senza fermare né rallentare il cavallo al galoppo nel tempo minimo possibile.
Vincere la Giostra è di grande prestigio. I partecipanti si allenano a lungo per raggiungere la massima velocità nel percorrere al galoppo l’anello, colpire con precisione lo scudo del saraceno, infilare gli anelli e prendere al volo quella piccola rosa, forse l’esercizio più complesso. Molti ricostruiscono a casa propria un percorso con le stesse dimensioni.
Il folto pubblico si sistema sui muretti e lungo l’anfiteatro naturale affacciato sul percorso di gara, su sedie pieghevoli portate da casa o su stuoie. Gli spettatori fanno un tifo da stadio: applaudono, inveiscono e fischiano i concorrenti di casa e gli avversari, in una tensione agonistica che cresce man mano che, dalle eliminatorie, si arriva a individuare i sedici concorrenti ammessi alla finale, poi eliminati in gare a coppie fino alla fatidica sfida a due.
Quest’anno il comitato organizzatore ha deciso di eliminare la prova del Saraceno per snellire i tempi della gara, anche perché ormai veniva sempre superata da tutti i partecipanti. Così, la prova dei tre anelli è servita a classificare i sedici finalisti che, a due a due, si sono cimentati nella prova finale della rosa a eliminazione diretta. I due cavalieri entrano in campo e devono raccogliere la propria rosa, come in una gara a inseguimento. Nel caso in cui nessuno dei due riesca a prendere la rosa, si ripete la gara e, se nessuno riesce ancora a raccoglierla, vince il cavaliere che ha ottenuto il miglior tempo nella prima prova.
I cavalli impiegati quest’anno appartenevano a razze e tipologie molto diverse: Siciliani, i più numerosi; indigeni siciliani; Purosangue Arabi e Inglesi; Anglo-Arabi; Quarter Horse; Appendix; Paint; Ispano-Arabi e Appaloosa. I tempi di percorrenza della prova degli anelli sono risultati piuttosto vicini fra loro; a risultare determinanti sono stati il numero e il tipo di anelli “infilzati” e raccolti con la lancia in dotazione, uguale per tutti.
Quest’anno si è classificato al primo posto Francesco Fiorino, in rappresentanza del Comune di Alimena. Montava Perla, femmina di 8 anni di razza siciliana. Ha vinto un premio in denaro di 750 € offerto dalla Società F.lli Giaconia di Geraci Siculo e la Coppa del Conte Alduino Ventimiglia, discendente della famiglia e molto legato a Geraci, dove ha istituito una scuola di falconeria montata.
Si è classificato al secondo posto Eduardo Di Gangi, in rappresentanza del Comune di Scillato. Montava Siria, femmina di sei anni, indigena siciliana. Il premio in denaro di 500 € è stato offerto dalla Ditta Cava San Giorgio di Geraci Siculo.
Al terzo posto, Luigi Viso, in rappresentanza del Comune di Roccapalumba, in groppa a Sg Little Cometina, femmina di 4 anni di razza Paint. Il premio in denaro di 250 € è stato offerto dalla Società So. Pet. Sicilia di Geraci Siculo.
Al quarto posto, con la cosiddetta “medaglia di cartone”, Giovanni Liberto ha ben rappresentato il Comune di Caccamo in sella a Valoroso, un maschio di 16 anni di razza ispano-araba.
Molti cavalieri erano veterani della giostra, con fino a 9 precedenti partecipazioni, ma quest’anno c’erano anche giovani esordienti. Hanno partecipato anche due amazzoni, entrambe classificatesi per la finale.
L’unica nota negativa è stata il basso livello di horsemanship mostrato da numerosi concorrenti. Diversi cavalli non erano stati sufficientemente desensibilizzati e abituati alla lancia: alcuni si agitavano, si impennavano o giravano su se stessi entrando e uscendo dal campo; altri faticavano a posizionarsi alla partenza, con notevoli perdite di tempo. Un cavallo nevrile richiede una preparazione ancora più accurata e non giustifica un binomio impreparato. Nelle prossime edizioni potrebbe essere introdotto un tempo massimo: dopo la chiamata, chi non si posiziona sulla linea di partenza entro il limite stabilito viene eliminato. Sarebbe uno stimolo a presentare soltanto binomi adeguatamente preparati. Pochi hanno sbagliato le traiettorie; qualcuno si è scomposto e ha perso una staffa, mettendoli in crisi, come non dovrebbe. Molti hanno avuto difficoltà a rallentare e fermarsi a fine corsa. Tanti cavalli promettenti non sono andati avanti soprattutto per intemperanze e imprecisioni dovute a una preparazione insufficiente.
Non a caso, i tempi migliori e le posizioni più alte in classifica sono stati raggiunti proprio da quei cavalli che hanno dimostrato di essere molto ben addestrati. In particolare, il vincitore, Francesco Fiorino, e la sua Perla hanno mostrato un affiatamento, una compostezza e un’eleganza da primo premio. La sua cavalla è un superbo esempio di cavallo Siciliano, tornato a essere una razza italiana riconosciuta da appena due anni, dopo cinquant’anni di oblio. Lo si deve all’impegno dell’ARACSI (Associazione Regionale Allevatori Cavalli Siciliani) e dell’Istituto di Incremento Ippico.
Ancora una volta, la Giostra dei Ventimiglia ha offerto uno spettacolo equestre coinvolgente e di grande valore, pur mostrando un livello tecnico non sempre uniforme. Arrivederci all’edizione 2027.




























