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  • La storia a lieto fine dell'asinella Gea
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  • Nives Manara
  • 25/12/2010

La storia a lieto fine dell'asinella Gea

GEA è una piccola asinella, non più giovane che non arriva al metro di altezza.La prima volta che la vidi fu presso un commerciante di equini destinati al macello.Purtroppo, fino a quando alcune specie di animali saranno considerate commestibili esisteranno anche i commercianti di esseri viventi che li prelevano da allevamenti o da privati e li conducono al mattatoio.
Non so se vi  è mai capitato di incontrare un personaggio appartenente a questa categoria, se ne avete conosciuto qualcuno, sappiate che Gea era incappata nella forma peggiore di questi soggetti.
Conosciuto in tutta la provincia di Perugia per il suo modo abominevole di tenere gli animali, viene comunque chiamato da chi, senza tanti scrupoli, vuole liberarsi in fretta e senza cerimonie di animali diventati un peso.
Le associazioni animaliste esistenti sul territorio le hanno provate tutte, sequestri, denunce, minacce ma nulla è servito. Ogni azione contro di lui finisce sempre punto e a capo.
Così,quando Floriana, la mia amata cavalla murgese, è ritornata a vivere  da mia figlia, dove i pascoli  di pianura della bassa veronese sono più consoni alle sue zampe robuste ma vecchiotte, che non le sassose e ripide zone dell’Appennino umbro dove vivo ora, ho deciso di andare da questo commerciante per cercare un’asinella come compagna per  Remigio, il somarello che ho allevato da quando, appena a due mesi di età stava per essere macellato, perché maschio.
Io sono guardia zoofila ENPA e di schifezze perpetrate sugli animali ne ho viste parecchie, ma nulla era paragonabile a quello che mi aspettava: cavalli costretti, tutti insieme in piccoli recinti melmosi, magri, denutriti e con segni evidenti di morsi che si erano rifilati l’un l’altro per la forzata convivenza.
La parte peggiore però era riservata agli animali di taglia piccola. Vivevano all’interno di una vecchia costruzione  per maiali. Una decina di pony in una trentina di metri quadrati. Senza la possibilità di sdraiarsi se non in una broda orrenda formata dai loro escrementi.

NEL BUIO vidi contro la parete lurida la sagoma inconfondibile di due orecchie d’asino. Doveva essere molto piccolo per confondersi così tra i pony. Sperai ardentemente fosse femmina, non mi importava di nulla bastava fosse femmina. Era femmina.
Il commerciante, munito di bastone entrò in mezzo ai pony che si spostarono, nonostante la paura con un’insolita lentezza…e ci credo….avevano gli zoccoli lunghissimi girati con la punta all’insù  come pattini di slitta, così che dovevano muoversi con le zampe rigide e a piccoli passi.
L’asinella , spinta con il bastone, uscì alla luce. I suoi zoccoli erano ancora più lunghi di quelli dei pony,  il corpicino scheletrico tremava sotto una montagna di pelo di due tre mute diverse.
Stremata, per potersi reggere in piedi teneva incrociate a ics le zampe davanti, mentre teneva sotto di sè quelle posteriori per alleggerire dalla sofferenza gli zoccoli anteriori completamente deformati.
Il commerciante disse:” è un po’ magra perché ha i piedi lunghi e  allora cammina piano e gli altri arrivano prima di lei al fieno e se lo finiscono tutto”.%%newpage%%
Io non dissi niente perché  non trovavo più  parole.
Pensavo però. Pensavo cosa ti hanno fatto povera piccoletta.
Non trattai nemmeno sul prezzo che lievitò esosamente quando il commerciante capì che la volevo.
Avrei voluto portarla via subito ma questo non fu possibile.
Seguirono due giorni d’incubo nell’attesa di avere a casa l’asinella per poter cominciare a rimetterla in sesto, per quanto possibile. Non si poteva sapere quali danni avevano subito le dita compresse in quell’ammasso informe che erano i suoi zoccoli. Il resto mi preoccupava meno la cucina casalinga e l’amore fanno miracoli.

E POI GEA è  arrivata nella stalletta di pietra il 17 marzo 2010.  E’ arrivata fin quassù portata a braccia da due uomini. Le stradine del paese dove vivo sono troppo strette perché un mezzo idoneo al suo trasporto potesse passare.
Io e Remigio seguivamo tutta l’operazione dall’alto con una certa apprensione. Vedevamo apparire e sparire il gruppetto ad ogni curva. Di quel momento ricordo soprattutto gli occhi terrorizzati di Gea, il raglio sommesso di Remigio che cercava di comunicare con lei e lo sguardo ironico degli abitanti del paese affacciati alle porte e finestre per non perdersi quell’insolito diversivo.
Finalmente era arrivata. Stava piantata rigida in mezzo al truciolo della lettiera, reggendosi con le zampette a ics. Mi accorsi subito che il commerciante aveva completato l’opera tagliandole in modo rudimentale le punte degli zoccoli, forse perché si vergognava troppo di aver tenuto un animale in quelle condizioni. Così facendo però aveva ulteriormente fatto soffrire la povera Gea cambiandole improvvisamente l’assetto che, per quanto orribile era quello a cui lei si era adattata.
Allungai  la mano per cercare di accarezzarla , con un lampo di  paura nei suoi  occhi grandi , tentò di annaspare per fuggire e crollò miseramente a terra.
Il commerciante mi mise in mano il suo passaporto. Per colmo d’ironia il suo nome era Venere.
Il giorno dopo arrivò il maniscalco, e mentre  un uomo la sorreggeva e un nugolo di bestemmie e imprecazioni si addensava nel cielo soprastante, arrivò il verdetto. Le murate degli zoccoli anteriori, rammollite dalla continua immersione nell’urina, si erano ripiegate sotto allo zoccolo formando una scatola che sigillava al suo interno la suola. Non si sapeva cosa si poteva trovare all’interno e se c’era ancora qualche cosa che valesse la pena di trovare.

PER FORTUNA, dopo altre quattro sedute di maniscalco, una ogni quindici giorni, riuscimmo  a vedere la suola. Era così tenera che era come se Gea camminasse a piedi nudi.
Ci sono voluti altri quattro mesi perché potesse camminare tra gli olivi seguendo Remigio, che sembrava capisse, e la conduceva dove l’erba era stata tagliata di fresco perché fosse tenera con i suoi piedini feriti.
 E intanto  cominciava a prendere peso. Mi sembrava di essere la strega di Hansel e Gretel che tutti i giorni controllava se erano ingrassati un po’.
Gea ora è quasi normale. Le dita degli zoccoli anteriori sono,  purtroppo,rimasti deformati e lei non può correre con Remigio, ma riesce comunque a passeggiare brucando tra gli olivi. Remigio è contento di questa asinella che gli arriva appena alla pancia ma che è così tenera quando si appoggia in cerca di protezione.
Ogni tanto Remigio mi guarda e sembra che mi dica: “ Prima una cavallona murgese alta due volte me, adesso un nanetto alto un metro…..ma tu non ce l’hai proprio il senso della misura?!”

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