Intervista a Kate Fenner su riaddestramento cavallo da corsa a fine carriera ( parte prima)
In molti paesi del mondo l’allevamento di cavalli per le corse al trotto e al galoppo rappresenta un fattore economico di grande rilevanza, ma in ciascuno di essi esiste lo stesso annoso problema: “Che fine fanno i cavalli da corsa quando la loro carriera in pista, piuttosto breve, finisce?”
La Dott.sa Kate Fenner, australiana, ha un’esperienza trentennale nel riaddestramento di cavalli “Off The Track” (OTT: fuori dalla pista). Ha conseguito un dottorato di ricerca in comportamento e addestramento dei cavalli per colmare il divario, spesso molto marcato nell’ambito equino, tra la ricerca scientifica e l’applicazione pratica. È anche presidente dell'International Society for Equitation Science (ISES) e membro del consiglio di amministrazione del Pony Club Australia.
Ha sviluppato uno specifico programma riabilitativo per i cavalli da corsa, chiamato Race 2 Ride (R2R: dalla corsa alla cavalcata). Cavallo 2000 ha da sempre molto a cuore il benessere animale in ogni attività equestre, dedicando sempre più spazio a questa tematica essenziale; così l’abbiamo intervistata per farci spiegare come in Australia si sta affrontando seriamente questo problema dal punto di vista scientifico e pratico. L’intervista, per la sua lunghezza e profondità, l’abbiamo divisa in tre parti che pubblicheremo nei prossimi giorni, seguiti da un articolo su come stanno le cose su queste problematiche anche negli altri paesi stranieri dove l’ippica è un’attività ancora di grande interesse economico, allevatoriale e sportivo.
D. Dott.ssa Fenner vuole delinearci un quadro del movimento ippico in Australia?
R. In Australia si svolgono da 19.000 a 19.500 corse di galoppo all’anno, suddivise fra 2.500 e 2.700 meeting di gara. Abbiamo il numero più alto di ippodromi al mondo (360) e ben 270 club ippici di galoppo. Nel trotto questi dati diminuiscono di poco meno di un terzo. La stagione di gare dura 364 giorni all’anno!
D. Tante gare, tanti cavali allevati…
R: Nascono ogni anno fra 13.000 e 14.500 puledri (n.d.r.: in Italia sono circa 1.400). Da 1300 a 1600 sono esportati all’estero, per un volume d’affari di circa 100 milioni di dollari australiani (AUSD), pari a circa 62 milioni di euro.
D. Quanto dura in media la carriera di un cavallo e a quante gare partecipa?
R: Esordiscono tra i 2 e i 2,5 anni e gareggiano per 2 o 3 anni. Prima dei 6, di solito si ritirano dalle corse. In carriera partecipano a 15/20 gare.
D. Quindi, ogni anno, si riversa sul mercato un enorme numero di cavalli da corsa… in pensione! Che fine fanno?
R. Il 40-50% finisce nelle mani di cavalieri comuni per praticare sport equestri o fare passeggiate. Il 30% viene destinato alla riproduzione. Una percentuale molto variabile è destinata al lavoro con il bestiame. I cavalli che non rientrano in queste categorie purtroppo spesso finiscono come pet food: in Australia la carne di cavallo non può essere destinata al consumo umano (per motivi etici), ma viene utilizzata – ahinoi – per alimentare altri animali. Un vero non senso. Si è scoperto anche che una percentuale variabile e non quantificata di cavalli viene venduta a intermediari senza scrupoli, che li mandano a macelli clandestini. Un caso eclatante è emerso grazie a un'inchiesta di ABC News (Australian Broadcasting Corporation): un macello clandestino in Queensland macellava cavalli da corsa provenienti da tutto il paese per venderne la carne in Russia, in Giappone e in altri paesi (anche in Italia?). Il video, realizzato con telecamere nascoste, ha scosso profondamente la nazione per le atrocità rivelate (link: https://www.youtube.com/watch?v=Zp-ALoBRW20 la visione è sconsigliata alle persone molto sensibili e ai minori). Purtroppo non esiste ancora una tracciabilità effettiva del cavallo a fine carriera. Grazie alle pressioni dell’opinione pubblica e degli appassionati di cavalli, che mostrano un crescente interesse per il benessere animale, Racing Australia sta già sviluppando un programma, ancora nelle sue fasi iniziali, affinché ogni allevatore o proprietario di cavalli da corsa sia obbligato a dichiarare se un cavallo muore, smette di gareggiare, a cosa viene adibito a fine carriera e dove vive. I risultati finali si vedranno col tempo. Alcuni stati australiani hanno sviluppato programmi di riabilitazione per i cavalli OTT, finanziandoli con una percentuale prelevata alla fonte sui premi dei vincitori delle gare (non sulle commesse). Questo aiuta, ma molti cavalli finiscono nelle falle del sistema. Funziona abbastanza bene fino al primo trasferimento di proprietà e di residenza del cavallo, ma poi si perdono spesso le tracce della seconda, della terza destinazione e così via, anche perché il cavallo viene spesso spostato da uno stato australiano all’altro, dove vigono autorità di gestione e regole diverse.
D. Come si entra in possesso di un cavallo OTT?
R. Partiamo dal principio che un OTT non selezionato per la riproduzione ha un valore assolutamente basso, soprattutto per i castroni. Ci sono aste in cui si possono acquistare cavalli tra 600 e 2.000 AUSD. Spesso vengono addirittura regalati se si è conosciuti come istruttori esperti che, come me, poi li rendono buoni cavalli da sella. Le autorità ippiche di alcuni stati pagano i trainer per ogni cavallo da addestrare alla sella, e poi è il trainer a incassare il prezzo di vendita al privato. Mediamente il prezzo varia tra 3.000 e 5.000 AUSD. Direi che un OTT appena ritirato dalle gare, senza alcuna riabilitazione, si può acquistare facilmente a meno di 1000 AUSD.
D. Quindi i cavalli OTT spesso cambiano padrone? Da cosa dipende?
R. Sì, le statistiche indicano che una percentuale molto alta di OTT cambiano padrone e residenza nei primi due anni di vita dopo la fine delle gare. Ciò si deve essenzialmente a problemi comportamentali del cavallo che i proprietari non sono in grado né di gestire né di modificare.
D. Quali sono i problemi principali per far diventare un OTT un cavallo da sella?
R. I principali sono due. Il primo consiste nel fatto che questi cavalli vengono addestrati solo allo scopo di correre il più velocemente possibile per arrivare primi al traguardo, il che è esattamente l’opposto di ciò che noi vogliamo in un cavallo da sella: ovvero che sia calmo, tranquillo, sereno e che risponda a una serie di comandi per eseguire molte operazioni e movimenti a diverse andature. Il secondo è che spesso gli OTT finiscono nelle mani di proprietari privi delle conoscenze e dell’esperienza necessarie per gestirli. A partire dal cambiamento del tipo di cibo, altamente proteico, e del loro stile di vita: i cavalli da corsa non stanno mai con gli altri cavalli e vivono sempre in box, isolati, quindi spesso presentano problemi di socialità ed emotivi. Poi si devono cambiare completamente le regole e i comandi che gli sono stati insegnati. Un solo esempio è questo: per il jockey, “tirare” sulle redini non significa rallentare né fermarsi, ma correre più forte. Non è semplice capovolgere questa e tante altre abitudini e comportamenti che gli sono stati insegnati solo per correre alla massima velocità. Un altro problema è che spesso gli OTT non conoscono i rinforzi positivi, e il frustino è per loro l’unico intermediario fra cavallo e uomo, sempre e solo per farli andare più forte…
D. Quindi si deve partire proprio dall’“aggiustare” il loro livello emotivo…
R. Assolutamente, con un lungo e paziente lavoro da terra prima di cominciare a salirgli in groppa. Proprio come se fossero cavalli mai montati prima. Molti pensano: "È già stato montato per le gare, quindi…". Invece si deve ricominciare come se il cavallo fosse una "tela bianca" sulla quale iniziare a disegnare.
D. Con l’uso di OTT, qui in Italia abbiamo una lunga casistica di “orrori” con incidenti molto gravi sia per le persone sia per i cavalli. Da voi?
R. Credo sia altrettanto lunga. Un caso eclatante è accaduto qualche anno fa, quando a una studentessa di un college dove si insegna anche l’equitazione è stato assegnato un OTT, evidentemente non sufficientemente riaddestrato: il cavallo si è impennato, si è ribaltato e la ragazza, sbalzata di sella, è deceduta! Del processo penale successivo se ne è parlato in tutto il paese.D. Personalmente ho avuto a che fare solo con qualche OTT o con cavalli nevrili o insanguati che, una volta ben riaddestrati per il trekking, la mia specialità, finché li si montava da soli in maneggio o lungo il sentiero, tutto andava bene, ma una volta in fila con altri cavalli, appena l’andatura cambiava dal passo al trotto o al galoppo, l’OTT si metteva in competizione con gli altri cavalli, voleva andare in testa per ”arrivare primo”. Alla fine ho risolto il problema, ma ci è voluto molto tempo.
D Ci si riesce sempre?
R. Questo atteggiamento è abbastanza comune e, come altre problematiche comportamentali, dipende anche da quanto “traumatica” è stata la vita del cavallo da corsa, perché le corse stesse sono comunque piuttosto traumatiche sul piano emotivo e questi cavalli che cominciano il loro addestramento e allenamento alle gare a 18 mesi circa, reagiscono in modo molto diverso. A mio avviso, anche se non è ancora stato scientificamente dimostrato, come nel caso degli umani e dei cani, molti OTT soffrono di sindromi post-traumatiche. (PTSD) I sintomi sono chiari: non imparano bene nonostante molte ripetizioni dell’esercizio, soffrono di improvvisi blackout seguiti da un vero e proprio panico, fuggono all’improvviso, travolgendo staccionate e persone. Sono cavalli che non possono essere affidati a persone non qualificate e che finiscono per avere sempre molti proprietari, magari per poi finire al macello. Vanno subito identificati e trattati adeguatamente, perché possono diventare molto pericolosi.
D. Si comportano un po' come bambini orfani, che cambiano continuamente famiglia affidataria a causa della loro difficoltà a essere gestiti, e tutto peggiora col tempo?
R. È esattamente lo stesso caso. Con questi cavalli è indispensabile lavorare moltissimo sul piano mentale ed emotivo. Risulta una vera sorpresa per ogni OTT quando gli chiediamo di fare per noi qualcosa che non ha mai fatto prima e poi riceve un premio sotto forma di empatia, carezze e parole gentili. Per loro è l’inizio di un tipo di conversazione e di interazione mai avuto prima. Passano dall’essere considerati un numero a diventare finalmente individui con i quali instaurare un rapporto e un dialogo.Nel prossimo articolo, che verrà pubblicato domani, cominceremo ad entrare nel dettaglio delle problematiche e delle soluzioni tecniche adottate nel programma R2R.
Chi è interessato ad avere ulteriori dettagli sul programma sviluppato dalla Dott.sa Kate Fenner può consultare il sito https://www.race-2-ride.com/
Intervista di Franco BarbagalloFoto: Kate Fenner.




























