Laghat: un sogno impossibile, il film al cinema da oggi 11 dicembre
Nelle sale dall’11 dicembre esce il film dedicato al celebre Purosangue Inglese: “Laghat - Un sogno impossibile”, diretto da Michael Zampino e ispirato al romanzo di Enrico Querci: Laghat, il cavallo normalmente diverso (Pacini Editore, 2014).
Nel film, presentato in anteprima alla 43esima edizione del Torino Film Festival, troviamo in scena Lorenzo Guidi, Carlotta Antonelli, Hippolyte Girardot e la partecipazione straordinaria di Edoardo Pesce. La produzione è curata da Alba Produzioni e Videa Produzioni, si tratta infatti di una coproduzione con la Francia.
Laghat, racconta Querci nel suo libro, è un puledro bellissimo, nato per correre. L’ottima genealogia e la morfologia perfetta fanno di lui un candidato ideale per diventare un grande campione, ma una brutta malattia agli occhi stravolge la sua vita, menomandolo per sempre.
Il suo potrebbe essere, a questo punto, un triste destino già segnato, ma l’intuizione, la passione e l’amore delle persone che incontra nella sua vita gli consentiranno di diventare un cavallo eccezionale.
Questa la storia vera di Laghat, che – ormai in pensione, dopo aver vinto ben 26 corse – vive felicemente in un bel paddock a San Rossore, amorevolmente curato dal suo proprietario Federico De Paola.È stato così che il produttore Sandro Frezza ha conosciuto la sua storia e ne è rimasto talmente affascinato da pensare di farci un film.
“Mai mi sarei aspettato – commenta alla prima del film a Pisa lo scorso 5 dicembre Enrico Querci – che dal libro dopo 11 anni sarebbe uscito al cinema un film. È un sogno. Il produttore Sandro Frezza lo ha letto ed è rimasto colpito da questa storia. È stato un processo lungo quattro anni e mezza, tempi tecnici per la realizzazione di un film, soprattutto nel periodo post-covid. Il produttore, e poi tutti gli altri con lui, ha sempre creduto molto in questo progetto e lo ha portato fino in fondo”.
Quanto del libro c’è nel film? Gli chiedo: “Ho collaborato come consulente tecnico alla sceneggiatura e questo mi ha permesso di introdurre tante citazioni del libro nel film e questa è una grande soddisfazione. Così come vedere San Rossore emergere in tutta la sua bellezza, sono molto soddisfatto e spero con tutto il cuore che il film abbia il successo che merita”.
È soddisfatto ed emozionato Querci, come anche il giovanissimo attore Lorenzo Guidi, presente in sala, che interpreta il ruolo del protagonista, Andrea, un ragazzo timido, fragile, ferito da un passato segnato dalla morte della madre e da una strada tutta da trovare. Lo farà a partire dall’incontro con Laghat, un cavallo davvero speciale, e con il suo ex allenatore Tony.
“La prima cosa che mi ha colpito leggendo la sceneggiatura – racconta Guidi – è stato proprio il tema della ricerca di se stessi, da parte di un ragazzo di 23 anni che vive un dramma che comprendo molto bene e che riguarda tanti ragazzi di questa età: capire chi si è che e quale è la strada da seguire. Non è impresa facile”.Quando gli domando che cosa cambia nella vita di questo ragazzo quando conosce Laghat risponde: “Un cavallo come Laghat dà al personaggio la possibilità di capire il lavoro che occorre fare su di sé, a prescindere da ogni stimolo esterno, dalla ricerca di un risultato, chiedersi davvero quello che si vuole diventare, non per gratificare o emulare qualcuno, ma per trovare te stesso”.Mi rendo subito conto che per Lorenzo il personaggio di Andrea non è stato semplicemente un “ruolo da interpretare”, ma è stato un’immersione totale in un mondo che non conosceva e che lo ha profondamente colpito:“Il mondo dell’ippica mi ha colpito moltissimo, e anche il fatto che si conosce poco o niente della vita che conducono i fantini, che sono atleti veramente di alto livello. Lo sforzo è sia fisico che cognitivo, da svolgere in una condizione fisica estrema”. È minuto Lorenzo, il fisico da fantino ce l’ha veramente, non era necessario però, né richiesto, che lo diventasse sul serio e invece… “Sono arrivato a pesare 53 chili, partendo da 62, ho scelto di entrare con verità nella loro condizione, ho sofferto molto, è stata durissima. Secondo me i ragazzi, spesso alla ricerca di riferimenti anche sui social, dovrebbero conoscere i fantini, potrebbero essere un esempio di rigore, di sforzo atletico, di dedizione veramente notevole”.A colpire Lorenzo non è stato solo questo, ma anche la bellezza della Tenuta di San Rossore dove si svolgono molte scene e dove si trova l’Ippodromo di San Rossore, che emerge in tutta la sua bellezza, grazie anche alla fotografia di Stefano Paradiso.
“Non conoscevo lo stile, la cultura, che è parte di questo mondo, non conoscevo niente, io mi auguro che arrivi tutta la bellezza, la cura, l’amore, la fatica. È un mondo che ha le mura alte, e da fuori non si vede. Io spero che questo film possa incuriosire, invogliare a conoscere questo mondo” le parole di Lorenzo sono velate dall’emozione, gli occhi brillano a pensare a questa “umanità grande” come definisce quella che ha potuto conoscere girando il film: “Ci ho trovato dentro cose incredibili, che ritrovo a volte solo nell’arte, là così, nel lavoro con gli animali, ho ritrovato una quotidianità sensibile, attenta, di sacrificio, che mi ha fatto innamorare”. E con gli occhi innamorati, di San Rossore, dei cavalli, Lorenzo promette di continuare a montare, dopo averlo fatto per poter girare le scene del film.
In sala presenti tanti protagonisti del mondo dell’ippica, mancava giusto solo lui, Laghat: chissà che cosa avrebbe pensato a sapersi proiettato sul grande schermo, a far commuovere tanti cuori con la potenza immensa di chi ha saputo fare della propria diversità un’occasione di crescita e di realizzazione di sé.
Buon galoppo dunque a questo film e a tutti quelli che sono alla ricerca di se stessi, chissà che non incontrino un giorno un cavallo, per farglielo scoprire…




























