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  • Processo ai cavalieri di oggi - 2
  • Equitazione
  • Giovanna Binetti
  • 27/07/2011

Processo ai cavalieri di oggi - 2

PER PARLARE di argomenti che dovrebbero interessare gli istruttori, rivediamo gli insegnamenti di Cossilla & Company, (quelli delle cariche, delle battaglie e della bella equitazione italiana vincente con cavallucci modesti in ambito internazionale nel periodo fra le due guerre e subito dopo). Per parlare di quello che ho vissuto in prima persona devo evidenziare che negli anni 50 l’equitazione in Italia era sparita dalle campagne ed io ho imparato a montare a cavallo, principalmente in città, vicino alle caserme, soprattutto in maneggio, d’inverno, perché a Torino era pericoloso andare sul ghiaccio a cavallo….e non solo a Torino .
La rivoluzione industriale, in Italia in ritardo, rispetto al resto dell’Europa,  con l’invenzione del motore a scoppio aveva cacciato i cavalli dalle campagne, sostituendoli con i trattori. Tranne che in Sardegna, gli istituti incremento ippico vennero distrutti dalle autorità governative.  Quando avevo nove, dieci anni ho montato in Inghilterra ponies piccolotti e capisco benissimo il perché si insegni ai bimbi alle prime armi a stare ben seduti con il sederino appiccicato alle selle su quelle bestiole…che hanno un caratterino non facile ed un collo corto corto. (Mia madre dice, guardando certuni all’opera: “Montano male, perché è tutta colpa dei ponies”).
Avevo 12+13 anni nel 1960-61 quando andavo in Inghilterra per imparare la lingua. Piero e Raimondo vincevano dappertutto, in Inghilterra venivano acclamati ed applauditi dagli sportivi Inglesi.  Nel mio piccolo, ricordo come  venivo studiata dai vicini di casa, nel Sussex a Storrington, quando montavo un double pony in modo così diverso dal loro modo di montare e facevo saltare così bene il cavallino, seguendo i dettami della mia equitazione.

VIVEVO a Torino alla fine degli anni 50 e, quando si andava a passeggio o in caccia o a fare dei point to point a Pinerolo o a Baudenasca, venivamo “contestati” ed additati quali ricconi antipatici. Ho imparato a montare a cavallo in varie città italiane, perché mio padre ha vissuto in più città per lavoro. Così, oltre a Dovadola ho avuto la fortuna di frequentare quegli istruttori che di Campello aveva distribuito per lo stivale avvalendosi della collaborazione di Tommaso Lequio di Assaba, dopo l’ultima guerra. Sto parlando dei vari Chiantia, Bembo, Dovadola, Murtas, Arbasino che erano a capo delle varie scuole italiane. Tutta gente molto colta, studiosi, battuti comunque nella ricerca del progresso e delle macchine da guerra e da trasporto  dal motore a scoppio. Mentre la Fise nel mentre dormiva….per essere gentili.
Per prendere in giro i moderni tecnici importati, o capi dell’istruzione in Italia non certo brillanti,…come Fuchs e le inesattezze che vanno dicendo in giro, volendoci far tornare indietro in equitazione, all’assetto ed alla fase pony, mi diverto a dire una frase…”.basta trattare di cavalli, parliamo di altri sport,  andiamo prima a sciare insieme, oppure in motocicletta”….
Avevo 16 anni e pertanto ne sono passati e persi quasi 50, quando Piero D’Inzeo (il quale oltre che in completo aveva montato in steeple insieme al fratello Raimondo)  all’internazionale di San Remo mi fece notare come io giravo male, col telemark a cavallo. E che avrei dovuto insegnare ai cavalli a girare utilizzando LA GAMBA ESTERNA e non quella interna come insegnavano i maestri, seppur bravissimi del tempo, che lo dovevano e lo devono fare e continuare a fare, con il loro bel pieghino all’interno  per il dressage a velocità assai inferiori .

IL TELEMARK a cavallo è l’uso della gamba interna e della redine interna diretta ed arriva dal dressage dove, come ho già detto, bisogna continuare a farlo! Può servire per fare streching, ma non attiene al corretto modo di girare in velocità in gara.Non arriva certo dalle corse in pista! Comunque non consiglio a nessuno di utilizzare il piego all’interno o la spalla in dentro o la cessione alle anche su di un motorino…..Cosa che mi fece fare un volo pazzesco la prima volta che salii sul mio laverdino a 16 anni. Mentre ero per terra con le ginocchia sbucciate, una natica ed una spalla dolorante ed il motorino con le ruote per aria vicino a me, avendo tirato il manubrio all’interno in velocità, per girare, interiorizzai molto bene  la lezione del Colonnello D’Inzeo che ebbi la fortuna di ritrovare nella mia vita equestre a Roma dove mi insegnò a montare Flamenco ed altri cavalli difficili. Cavalli con cui bisogna sempre utilizzare la redine di apertura per girare altrimenti si intravano e ti portano a spasso. So sciare, facevo libere, speciale e soprattutto gigante e vivevo parte dell’anno a Salice D’Ulzio e sciavo con Besson e Pierino Gross. Il non uso della gamba interna e della redine interna diretta può essere  capito prima, se si ha interesse a vincere gare a tempo, se vai sull’interno in sci, in curva,caschi subito, solo in velocità con il vettore dinamica puoi stare un po’ sull’interno per accelerare, magari con un passo di pattinaggio in curva.

POVERI CAVALLI! Pensate che fatica devono fare per stare in piedi mentre girano, senza rispetto della dinamica e delle leggi fisiche del moto, del loro equilibrio e magari con un cavaliere appeso sulla redine interna con il suo bel ed elegante pieghino interno, che per girare non serve a niente e poi dovrebbero pure saltare dopo una curva, quando nel mentre si sono persi il posteriore esterno ed hanno il cavaliere che gli batte sulle reni rigido e  seduto alla tranviere!!!! E, per “lavorarli” gli rompono pure l’anima con tutti ‘sti cambi al volo, cosa che un cavallo ben educato impara a fare da solo!
Cui prodest? Cossilla, bravissimo tecnico per i suoi tempi, forse andava a sciare, non so, il fratello di mia nonna, lo zio di mio padre, suo contemporaneo, l’alpino Ing. Giuseppe Chiardola che è andato sul Caracorum con Desio, aveva un paio di sci pieghevoli, mi raccontava mio padre e girava col telemark. Piantava il bastoncino, si fermava quasi e  poi girava.
Non è stato facile per Piero D’Inzeo insegnare ad altri questa novità dell’uso della gamba esterna  per girare e di lasciare libera la spalla interna, come insegnano bene i francesi. Dopo averlo intuito studiando la macchina cavallo.  Con me c’è riuscito. Comunque  appendersi alla redine interna per girare è istintivo ed utile soprattutto ai non coraggiosi ed alle persone che non hanno un assetto solido ed inforcato per 54 motivi e chiacchiere.
Se non lo impariamo parleremo tanto, i cavalli si faranno male e non andremo in top league….mentre  altri sì.
Cui prodest?
Finiamo con una nota positiva, complimentandoci con tutti quegli imprenditori che han sempre mandato avanti il nostro Paese lavorando così bene e tenendo alta la bandiera del buon gusto italiano nel mondo e che oggi si stanno avvicinando con determinazione al mondo dei cavalli. Bene! Conto sulla loro intelligenza, libertà e raffinatezza.
E andiamo!

GIOVANNA BINETTI

2. Fine

 

 

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