Trotto, Giovanni Pedrazzi ci insegna a guidare
GIOVANNI B. PEDRAZZI è ritenuto un mago nel mondo del trotto, tra l’altro per essere cresciuto alla scuola di personaggi come Vincenzo Antonellini, Hans Froemming e Romolo Ossani. E’ quindi estremamente interessante e istruttivo leggere il metodo da lui consigliato agli allievi del corso 2008 per allenatori-guidatori.
“Quello detto comunemente «americano» è il sistema ormai da tutti riconosciuto ed accettato come il migliore. Naturalmente è necessario che i puledri abbiano già un sistema muscolare capace di dare a questo metodo tutto il rendimento di cui è capace.
Necessità, quindi, come prima fase di vero allenamento, di «fare i muscoli» al cavallo per dargli una forza muscolare capace di rendere possibile la fase di allenamento in velocità.
E' stato fisiologicamente dimostrato che il sistema di lavoro a brevi percorsi, fatti ad andatura svelta e ripetuti, concorre favorevolmente allo sviluppo dell'energia nervosa e della potenza dei muscoli, del cuore e dei polmoni.
Ad ogni modo, l'allenatore deve soprattutto ricordare che ogni cavallo deve avere il lavoro adatto alla sua costituzione, al suo carattere, alla sua salute, al suo appetito.
E' importante sapere determinare per ogni soggetto i limiti al di là e al di qua dei quali l'allenatore o diventa nocivo, o resta inutile.
Con il suo occhio esercitato l'allenatore deve cogliere i segni precursori della fatica.
Tutto ciò ha particolare importanza per i puledri di due anni.
L'età di questi giovani soggetti costituisce il periodo critico dell' allenamento, perché è a questa età che l'organismo, non ancora del tutto formato, risente maggiormente di ogni sforzo.
Fortunato quell’allenatore che saprà conservare sani i suoi puledri di due anni, anche se tale conservazione potrà-costargli qualche mancata vittoria.
Egli sarà, nella futura carriera di corse del cavallo, largamente ricompensato di qualche sua rinunzia.
Non è compito di un lavoro così modesto quello di dare dettagli, in quanto occorrerebbe considerare troppe particolarità; ricorderemo alcuni principi fondamentali:
a) il lavoro giornaliero deve essere il più variato possibile, percht5 l'uniformità
rende il cavallo svogliato. Conseguenza: lavoro di poco rendimento;
b) la progressione deve essere continua e sempre in relazione alle condizioni di
salute del puledro;
c) al momento del debutto il puledro non deve aver mai raggiunto l'apice della
sua forma, salvo che non si tratti di quei soggetti che vengono preparati solo
per le grandi prove.
Come ben si sa, si tratta in questo caso di soggetti di eccezione, derivati da genitori di altissima qualità ereditaria e perciò forniti di spiccate qualità che permettono loro di sostenere con maggior facilità un allenamento severo, come quello richiesto per poter partecipare a competizioni di questo genere.
Dal lato fisiologico la fatica è elemento necessario per sviluppare la capacità di lavoro di un organismo e portarlo al massimo rendimento di cui quel dato organismo può essere capace.
Ma ogni successivo lavoro deve essere graduato e stabilito in stretto rapporto con il grado di allenamento del soggetto.
GLI ALLENATORI, che non sanno valutare quale sia il grado di allenamento raggiunto, faranno bene a procedere con la maggiore cautela nell' aumento progressivo del lavoro.
Essi debbono anche ricordare un fatto di capitale importanza e cioè che sulla maggiore o minore intensità della fatica influisce sensibilmente la qualità del lavoro. Un movimento rapido, disordinato, non sistematico, provoca maggiore stanchezza di un movimento egualmente rapido, ma ordinato.
Nell'allenamento del trottatore è dunque assai importante adottare un metodo regolare, senza fretta. Occorre prima insegnare al cavallo il – coordinamento perfetto dei movimenti necessari per l'andature del trotto e procedere poi a far diventare detti movimenti veloci.
Una particolare attenzione, ripetiamo, dovrà essere rivolta all'allenamento delle femmine, i cui organismi hanno sensibilità maggiore ai veleni della fatica muscolare e nervosa.
Particolari riguardi dovranno essere usati nel periodo di calore. Abbiamo detto che l'allenamento vero e proprio, deve essere sempre preceduto da un periodo di addestramento, periodo questo che, per il trottatore, deve essere particolarmente
curato. E' in questo periodo che si deve sottomettere la volontà del cavallo a quella dell'uomo, il che si consegue nel renderlo obbediente alla azione delle redini e del morso e della frusta (questa da usarsi, sempre, con la più gran parsimonia).
Perché la sottomissione di un cavallo possa essere completa, occorre che il cavallo rispetti il morso che lo comanda. L'educazione della bocca del cavallo è uno dei problemi più delicati, più difficili e più importanti.
Da notare che mentre nel cavallo da sella l'azione delle redini può essere integrata da quella delle gambe e del corpo del cavaliere, nei trottatori l'unico mezzo di comando è rappresentato dalle redini.
Un cavallo docile al morso deve essere sensibile alle chiamate laterali, alle chiamate intese a moderare l'andatura ed a fermarla. Esso dovrà sempre avere sul morso stesso un appoggio leggero. I cavalli che puntano sul morso sono generalmente difettosi di bocca e cioè poco obbedienti. Essi si logorano prematuramente.
Un buon allenatore ed un buon guidatore debbono possedere, come suol dirsi, una buona mano, cioè una mano leggera, ferma, ma sensibile, che comunichi la volontà del guidatore senza strapponate, o rigidezze, che portano inevitabilmente il cavallo a delle difese e quindi ad inutili sprechi di forza, a tutto svantaggio del buon risultato finale di una corsa.
Una buona mano è il dono dei migliori guidatori, i quali, generalmente, sono tali appunto per questo motivo.%%newpage%%
IL TROTTATORE per fornire il massimo rendimento deve «appoggiare» sul morso leggermente.
Questo appoggio risponde a necessità di equilibrio (del movimento) in relazione alla andatura del trotto.
Il cavallo trottatore ha cioè assoluto bisogno di appoggiare sul morso per immobilizzare la posizione della testa e dell'incollatura e permettere il funzionamento dei muscoli.
I cavalli che hanno la sensibilità della bocca rovinata non si lanciano in corsa se non appoggiandosi al morso in modo esagerato. Questi cavalli perdono in tal modo velocità e regolarità; d'altra parte, i giudicatori reagiscono a tale eccesso di trazione, che ha per conseguenza di affaticare enormemente i muscoli dorso lombari (comunemente si dice reni) ed i garretti, a tutto danno del loro rendimento.
Un altro dei lavori più importanti del periodo preparatorio è la ricerca dell'equilibrio del trotto. Il conseguimento di questo equilibrio ha una particolare importanza per la futura carriera di corse del trottatore.
L'equilibrio del trottatore è un fattore naturale che ha il suo fondamento nel modello o conformazione morfologica.
L'incollatura ha un compito importantissimo nell'equilibrio del trottatore. Nel periodo di addestramento l'allenatore deve rendere tutto il complesso muscolare dell' incollatura ubbidiente all'azione delle redini, perché l'incollatura è, nel cavallo, un bilanciere, o leva, che serve per regolarne i movimenti, per spostare il peso o sul posteriore - onde facilitare la distensione dell'anteriore - e per questa
operazione dimostra l'abilità dell' allenatore sarà il percorso a otto.
Sarà anche facile osservare come il trottatore, quando accelera l'andatura, abbassi, per quanto gli è possibile, l'incollatura.
Questo tentativo del cavallo di portare testa ed incollatura sempre più bassa corrisponde ad un bisogno dettato dall'aumentare la velocità. Tanto al trotto che al galoppo noi sappiamo che la velocità è favorita da uno spostamento in avanti del centro di equilibrio del cavallo, si potrebbe dire che il cavallo aumenta di velocità allo scopo di correre alla ricerca del suo equilibrio, ma se il cavallo che galoppa può essere lasciato libero da ogni vincolo restrittivo, nel trottatore non è così in quanto, un eccesso di velocità, tende a squilibrare il cavallo ed a spingerlo verso una andatura più veloce dell'andatura trotto e cioè al galoppo. L'abilità di un guidatore consiste nello sfruttare al massimo la velocità dell'animale nei limiti consentiti con l'equilibrio della particolare andatura trotto.
Al di là di questo massimo che dipende da diversi fattori (e più di tutti dalla conformazione morfologica e dall'istruzione avuta e dalle qualità di velocità del soggetto) diventa inevitabile la rottura al galoppo o la andatura irregolare.
SE GLI ALLENATORI poi tenessero presente che un cambiamento di andatura dal trotto al galoppo porta come conseguenza una perdita di terreno probabilmente durante l'allenamento curerebbero, assai di più quello che oggi non facciano, l'equilibrio dei loro cavalli.
Un trotto si chiama regolare quando si sentono due colpi di zoccolo battere contemporaneamente sul terreno e quando le lunghezze di ogni «passo di trotto» sono uguali.
I due colpi di zoccolo rappresentano la battuta sul terreno dei due arti diagonali (anteriore sinistro e posteriore destro e viceversa). Nel trotto errato, l'orecchio bene addestrato percepisce 4 battute staccate, il che è provocato, come ben si comprende, dal fatto che le estremità in diagonale appoggiano sul terreno gli zoccoli in tempi differenti.
Questo errore di andatura può essere provocato da svariate cause; spesso è l'indolenzimento di un gruppo muscolare, ma in modo particolare è un allenamento che ricerca troppo presto le andature veloci quello che arreca le conseguenze più dannose, conseguenze che talvolta sono irreparabili.
Per correggere questo difetto, nei primi due casi è sufficiente la cura ed il riposo degli arti ammalati, nel secondo caso invece occorre cambiare i metodi di allenamento.
La correzione di questo difetto, che è pregiudiziale per la carriera del soggetto, esige un tempo piuttosto lungo e spesso compromette definitivamente la buona riuscita nelle corse del cavallo.
Quanti allenatori sono responsabili di aver rovinato la carriera di soggetti che, per modello, genealogia, qualità etc. avevano ai loro primi attacchi dimostrato di possedere tutte le qualità necessarie per diventare un utile cavallo da corsa? Quanti allenatori sono responsabili di non aver saputo fin dal primo momento comprendere le deficienze e le necessità del soggetto affidato alle loro cure e per tale incomprensione ne hanno fatto un trottatore, incapace di vincere?
Non sono i cavalli di mediocre o di cattiva qualità quelli che in tal modo scompaiono dalle piste, sono i soggetti generosi e perciò i soggetti più utili e talvolta quelli ottimi.
Durante l'allenamento di un cavallo da corsa è opportuno e prudente che il veterinario venga consultato periodicamente allo scopo di procedere all'esame generale del cavallo per accertare l'integrità di funzionamento di organi così importanti per l'eliminazione dei prodotti della fatica, come i reni.
Ho finito questa breve memoria su di un argomento per cui si potrebbero scrivere volumi di note pratiche e di teorie scientifiche, ma sarebbe inutile precisare che lo scopo prefisso è assai modesto ed intendere dare ai giovani allenatori consigli atti a dimostrare come l'allenamento di un cavallo da corsa sia lavoro difficile e delicato”.

























