Cavallo da sella, la Sardegna invita all'unione
MARIO COSSU, presidente dell’Associazione Nazionale Cavallo Anglo Arabo e Derivati, ha inviato la seguente lettera aperta agli allevatori e ai proprietari del settore Cavallo da Sella Italiano:
"Ormai da troppo tempo e per motivi in parte dipendenti da tutti noi, nonostante viviamo quotidianamente gli stessi problemi legati alla situazione in cui versa il settore del cavallo da sella italiano, non si riesce a trovare una linea comune per rappresentare le medesime problematiche in maniera chiara e unitaria, compromettendo il nostro lavoro.
"L’A.N.A.C.A.A.D., da quando si è ufficialmente costituita con regolare atto notarile, ha lavorato per tutelare tutti gli allevatori del cavallo anglo arabo e derivati, con la salvaguardia di una razza italiana, in passato definita anglo arabo sardo, che con i suoi numeri e la sua storia, nonostante tutto, continua ad essere fondamentale nel panorama ippico - equestre della nostra nazione. Noi, quindi, difendiamo un cavallo importante che, per le sue qualità specifiche dovute ad una selezione ultrasecolare, ottiene ottimi risultati nelle corse in piano ed ostacoli, negli sport equestri, nell’endurance ed è adatto, per indole, al turismo equestre ed anche all’ippoterapia. Se in Italia fosse presente un’altra associazione dell’anglo arabo, saremo lieti di unire le forze in un'unica entità, come tempo fa fece l’A.C.S.I. che confluì nell’A.N.A.C.S.I. per il Sella italiano. A.N.A.C.A.A.D. e A.N.A.C.S.I. sono rappresentate nella Commissione Tecnica Centrale dei Libri Genealogici dei cavalli Orientale (1° Libro), Anglo Arabo (2° Libro) e Sella Italiano (3° Libro), libri detenuti dall’U.N.I.R.E.. Vi sono in Italia anche altre associazioni, come A.I.P.A.C. e A.P.I.C.E., che rappresentano allevatori e/o proprietari di cavalli. Altri allevatori e proprietari italiani di cavalli da sella sono riuniti in associazioni che si rapportano pure a libri genealogici esteri. Numerosi allevatori e proprietari, per diversi motivi, non sono iscritti ad associazioni. La situazione è complessa, per questo motivo e per mera semplificazione, da quest’analisi lasciamo fuori, per esempio, i cavalli Arabo e Maremmano, i cui Libri Genealogici sono tenuti rispettivamente dalle associazioni di riferimento, ANICA ed ANAM, nonché altre realtà importanti e di tutto ciò si chiede scusa.
"Vogliamo al momento, infatti, porre l’attenzione sui Libri Genealogici detenuti dall’Unione Nazionale Incremento Razze Equine, in quanto la complessità della situazione impone d’essere affrontata su un tavolo di concertazione, con la presenza di rappresentanti della stessa U.N.I.R.E., del Ministero delle Politiche Agricole e delle associazioni d’allevatori e proprietari di cavalli iscritti in quest’ambito, alfine di sgombrare il campo da ogni ambiguità e creare le basi per una riforma condivisibile del settore. Senza un esame serio della situazione attuale che superi le diffidenze e le differenze, spesso strumentalizzate ad arte da quanti non vogliono il confronto o sono avvezzi a prevaricare il prossimo, non può esserci inversione della tendenza sfavorevole.
“Siamo convinti, per esperienza vissuta sulla nostra pelle, che qualsiasi riorganizzazione, per essere produttiva, deve nascere da un’analisi coscienziosa della situazione da modificare. Questa è la procedura che l’A.N.A.C.A.A.D. sta chiedendo da quasi un lustro, vale a dire dal momento della sua fondazione, ed è necessario reclamare dei criteri oggettivi per consentire agli allevatori/proprietari d’essere presenti nelle sedi opportune con propri rappresentanti. A dire il vero la stessa U.N.I.RE. “Area sella”, con la regia della Direzione generale tecnica, aveva cercato di dar voce anche ad allevatori e proprietari attraverso le loro associazioni, purtroppo però le cose positive, seppure da migliorare, non vengono fatte durare, come se l’interesse generale fosse di secondaria importanza. Spesso l’agnosticismo e l’individualismo ostinato non ci permettono una riflessione adeguata aggravando le situazioni, con inasprimento degli atteggiamenti, anziché lavorare assieme per la ricerca delle soluzioni dei problemi, nell’interesse reciproco. Il qualunquismo non paga e sta a noi dare un valore aggiunto anche alle differenze, uniti dall’amore per il cavallo. Per costruire un futuro migliore è necessario chiarire i rispettivi ruoli, avere rapporti corretti e coerenti, condividere ideali, metodi, obiettivi di breve e lungo periodo; in altre parole, essere interlocutori uniti sulle questioni fondamentali che riguardano il mondo del cavallo sportivo da sella. Questo ci permetterà di abbandonare lo stato di disordine, di limitare l’eccesso di protagonismo di alcuni, di presentare progetti unitari per restituire un avvenire d’eccellenza all’allevamento italiano.
“Se qualcuno pensa che scriviamo queste cose per riservarci qualche “poltrona”, vi comunichiamo che gli organi sociali dell’A.N.A.C.A.A.D. saranno rinnovati nell’autunno prossimo. Tutti i soci possono votare ed essere votati e la stessa U.N.I.R.E. può indicare un proprio rappresentante, tutto come previsto dal nostro statuto, ma quello che conta per tutti noi è che l’associazione continui a tutelare l’allevamento e gli allevatori dell’anglo arabo e derivati.
“V’invitiamo pertanto ad organizzarci per riportare la giusta considerazione sulle componenti fondamentali della filiera del cavallo sportivo italiano e per non continuare ad essere tutti, allevatori e proprietari come: “Voci che gridano nel deserto”.


























