Le luci del Sesana per ricordare Nello Bellei
In un sabato di inizio luglio, la piccola metropoli di Montecatini dà inizio al clou della sua stagione 2026. Ad aprire il galà si corre il Gran Premio Nello Bellei, una prova di gruppo 3 riservata a cavalli di 4 anni sulla distanza dei 2040 metri, intitolata al maestro delle redini lunghe.
Tra i favoriti Goodbye Kiss che tenta il bis dopo il trionfo nel Trinacria, Giove dei Rum a segno ben 5 volte su 8 corse e Goliecher St al numero 10. Una corsa che dà perizia da spazio ai sognatori e ai cavalli delle medie scuderie. Tra i piccoli Gilles Grif e Giove dell’Est in cerca di un primo successo classico allenati e guidati dai loro rispettivi allenatori.
Un altro soggetto da “piccolo” mondo è Gill Dorial, appartenente ad un piccolo appassionato di Brindisi, che dopo alcune corse al sud lo ha trasferito agli ordini di Baroncini trovando la strada per il successo persino in oltralpe.
I proprietari sognano, le piste si illuminano e i guidatori scendono in pista. Maestosi cavalli dall’aspetto sempre più potente corrono e danno prestigio incantando il pubblico.Ma c’era una volta in cui i sogni appartenevano ai pionieri e agli esploratori che con un rischioso salto bel buio entravano in un mondo assai ignoto e conservatore.
Tra i grandi sognatori del passato c’è proprio il protagonista della serata di gala montecatinese. Sono ormai 20 anni che ci ha lasciato ma la storia difficilmente dimentica un personaggio unico come Nello Bellei.
Nello era nato a Modena, culla del trotto, nel 1930.
Prima di ammalarsi della “febbre da cavallo” studiava al ginnasio greco e latino, su volere della madre, successivamente trasferendosi a Milano cercando di tenerlo lontano dai cavalli.
La tenacia di Nello e la grande passione per i cavalli fermarono completamente il greco e decise di andare a scuola da Sergio Brighenti, l'indimenticato Pilota.
Quelli furono anni importanti per la carriera di Nello se non più tra i fondamentali. Sergio era un grande guidatore, ma soprattutto un grandissimo preparatore. Da lui, se stavi attento e lavoravi, si imparava tutto. Era geniale nell’impostare i cavalli, capiva subito se quel soggetto poteva diventare qualcuno o no.
Insomma una scuola dalla quale ha appreso tanto ed i risultati sono arrivati.
A 20 anni si trasferì in Toscana, la terra dove inciderà il suo nome nella storia.
Arrivò alle Mulina di Firenze in treno ed entrò alla corte della famiglia Baldi e quel capostipite “Cincerina” Omero Baldi, un uomo di altri tempi severo ma giusto.
Fu proprio “Cincerina” a vedere del potenziale in un ragazzo venuto da lontano tant’è che gli affidò Checco Pra’ nel gran premio Ghirlandina 1957. Centrò facilmente il successo, proprio lì nella sua terra natia, iniziando la sua escalation.
L’anno dopo gli si aprirono le porte della Scuderia Kyra con la quale vivrà per tutta la sua vita e forgierà i più grandi campioni.
Divenne l’idolo del pubblico toscano che lo soprannominò "Ivan" e "Cappuccetto Rosso” per il suo casco rosso sopra alla divisa a strisce bianche e blu.
Impressi nella memoria restano le sfide tra Nello e Vivaldo Baldi, figlio di Omero, con il quale era cresciuto nella scuderia del padre.
Grandi amici fuori dalla pista ma acerrimi nemici in corsa: avevano diviso l’appassionato pubblico toscano tra chi preferiva l’irruenza e la voglia di vincere di Vivaldo e chi la freddezza e la razionalità di Nello.
Duelli e rivalità però non sempre sono la strada giusta per dimostrare sportività ed estro: ci vuole anche cuore e saper riconoscere delle situazioni in cui farsi da parte.
Quello che accadde nel Derby a Roma del 1974 segnerà la storia dell’ippica italiana in termini di galanteria, rispetto per gli scommettitori e per gli avversari.
Nella corsa Vivaldo si trovava secondo in corda con Pistillo, in calo, che teneva le gambe di dentro a Aprile. Nello, allo scoperto sulla curva finale scese un po’ per cercare di prendere la scia del leader ma non volle dare la ruotata a Vivaldo, e allora Vivaldo gli strillò “Hai roba in mano?” e Nello rispose “Vado a vincere!”, così Vivaldo smise di comandare e Nello potè far scendere allo steccato secondo in corda Aprile, che in retta sferrò l’attacco al leader battendolo nei pressi del palo.
Questo fu uno dei tanti eventi che davano gioia e facevano commuovere perfino il pubblico.
“Era un’altra ippica” ma in realtà sono le nostre origini ed è grazie alle persone come Nello Bellei che il nostro amato sport è giunto a livello mondiale.
“Sono convinto che il pubblico ci mantenga, ci dia da vivere e quindi abbia il diritto di essere rispettato; so inoltre che da me si aspetta certe cose, e di doverlo accontentare”
Queste sono le parole di un uomo sapiente che sapeva vedere oltre al semplice sport ed aveva creato “l’etica del guidatore di cavalli”. Era un grande uomo Nello, che pur avendo vinto tutto, sapeva stare tra la gente comune ed aiutare tutti.
Il lascito di Nello è un qualcosa da scrivere nei libri ed andare a rileggere quando la memoria si affievolisce.
Il passato non è qualcosa che se ne và ma è una base da cui poter creare il futuro.
Una giornata sola non basta per commemorare i grandi del passato ma sicuramente tra le vecchie mura del Sesana, lo spirito di Nello osserva la sua amata città e i suoi amici, a cui ha dato tutto.




























