Perche’ i rating delle nostre pattern da anni sono in sofferenza ?
La prima domanda è quella del titolo : perché i rating delle pattern italiane da diversi anni sono sotto standard mentre negli anni precedenti raggiungevano facilmente il valore necessario ? Già, perché ? Non è facile rispondere ma è necessario provarci.
Poi seguirà l’altro e ben più difficile interrogativo : Cosa si deve fare per risalire la china? Possono sembrare argomenti da piacevole cenacolo tra appassionati ed invece sono , a mio avviso e purtroppo, fondamentali per la sopravvivenza del galoppo italiano nel contesto internazionale.
Tentiamo di ragionare per provare ad arrivare ad una sorta di risposta, senza avere nessuna presunzione di essere nel vero e nel giusto ma procedendo con la umiltà di chi dubita. Forse perché i montepremi delle nostre pattern sono esigui rispetto agli altri internazionali ? Onestamente direi di no. Abbiamo dotazioni di gruppi tre e due che sono superiori allo standard .
Forse allora perché questi premi non vengono pagati oppure lo sono a babbo morto ? Assolutamente non più. E’ stato purtroppo cosi, anni fa, e ciò ha determinato una fuga degli ospiti , indispensabili per poter agire in un reale contesto internazionale. Ora , a tutto merito del Masaf, la situazione pagamenti è più che accettabile per una formazione estera che voglia correre in Italia.
Allora forse perché gli ospiti che vengono non possiedono , in generale, i rating necessari per confermare o meglio ancora incrementare lo status delle nostre pattern ? Si. E’ cosi, rispetto ai cavalli ospiti che frequentavano le nostre pattern quando i rating erano più che sufficienti per garantire lo status o anche migliorarlo.
Ecco, ora, la vera domanda : perché gli ospiti che vengono a correre le nostre pattern hanno un rating a volte appena sufficiente per lo status della corsa o peggio inferiore con la conseguenza che non riescono a incidere positivamente ? E’ cosi perché , mille volte purtroppo, oggi è drammaticamente diminuito il valore generale dei cavalli italiani, allevati o acquistati yearling o in training. Questo è il vero vulnus, tremendo e totalmente penalizzante.
I nomi sono sulla bocca di chiunque abbia contezza del fenomeno” galoppo italiano”. Solo per dare una idea e a caso : noi negli ultimi trenta anni del 900 ( con una meritoria onda lunga che arriva anche ai giorni nostri) allevavamo , citando a memoria e quindi omettendo, galoppatori come Ortis, Orange Bay, Patch, Falbrav, Electrocutionist, Priore Philp, Rakti , Ramonti , Worthadd, Le Vie dei Colori, Lui Rei, Altieri, Tisserand, Gentlemen Only, Golden Titus, Endless Hall, Bardonecchia, Miss Carolina, Prince Kirk, Voilà Ici … insomma si potrebbe andare avanti per parecchio e ciascuno avrebbe i suoi nomi da aggiungere, altro che. In più, sempre in quei trenta anni, spendendo tanto o poco ma comprando molto, abbiamo importato individualità, da plasmare o in training come Bolkonsky, Laomedonte, New Model, Tony Bin, White Muzzle, Misil, Atoll , Carrol House , Aranvanna, Maybe, Welsh Guide, Bruttina, Egmont, Alpherat, Samler, Policrock, Northjet, Moon Ingraver, Rolly Polly, Madang, Super Tassa e come prima fermiamoci nella citazione a memoria e lacunosa. Lasciamo che ciascuno aggiunga gli altri, magari i migliori di tutti….
Cosa voglio dire ? Che quando il nostro Turf è stato un grande Turf , con i nostri cavalli si andava fuori a prendere lusinghiere linee e , quando venivano gli ospiti da noi, dovevano essere migliori dello standard dei nostri . Risultato : le nostre pattern era autenticamente di gruppo , vuoi uno, due o tre ma senza problemi. E allora ? Sembra l’uovo di Colombo: dobbiamo far si che il nostro Turf abbia quella stessa valenza e potenziale altissimo. Eh già e come si fa? Nella situazione attuale io ammetto il mio limite : non so dar risposta.
Ricordo tuttavia che quei trenta anni che ho vissuto , anzitutto erano permeati da una identità culturale enorme , diffusa e vissuta da tutti. Capace di mettere in moto il Turf nella giusta direzione. Piano : i soldi non mancavano, il movimento delle scommesse era costantemente in ascesa anche perché la legislazione , onestamente, consentiva quasi un monopolio. Quindi era possibile finanziare adeguatamente l’allevamento, che è la base di tutto, avere cavalli da corsa era uno status symbol ancora gratificante e via dicendo.
In sostanza tutte le ruote dell’ingranaggio giravano nel verso giusto e a pieno regime. Oltretutto esisteva una architettura istituzionale, oggi onestamente e probabilmente non praticabile, ma che allora poneva gli ippici al centro del fenomeno e con facoltà decisionali. Il settore era artefice del proprio destino . Oggi tutto ciò non credo sia ipotizzabile, ahinoi.
I soldi a disposizione sono meno della metà di allora e ottenuti non in virtù del movimento scommesse ma grazie ad una legge meritoria che , riconoscendo la importanza soprattutto culturale del settore, lo finanzia e di ciò siamo più che grati.
Esiste una ricetta per risolvere il problema ? Io non la conosco ma so che se non riusciremo ad avere un Turf italiano autenticamente competitivo , il nostro futuro sarà molto più nero del presente, tecnicamente e qualitativamente parlando. Forse la via migliore credo sia quella di un autentico recupero intellettuale e culturale che dia di noi una immagine la migliore possibile e forse , allora, il meccanismo si rimetterà davvero in moto andando oltre la mera routine . Come sarebbe davvero bello ….su che si può almeno tentare….




























